Un libro al giorno
toglie il medico di torno

“Come sta?” “Mi sento bene, mi sa che ho la librite”

“Trova conforto solo quando ha tra le mani un libro? Vecchio mio, lei soffre di librosi”

“Faccia un po’ sentire qua? Mmmm, questi sono i sintomi della libriasi”.

Immaginate questi dialoghi medico-paziente: quale cura potrebbe mai consigliare qualsivoglia specialista a un lettore sofferente? Un libro, ovviamente!

Fior fiore di ricerche scientifiche hanno dimostrato che la libroterapia, cioè la cura dell’anima attraverso i libri e la lettura, dà risultati più che soddisfacenti, in quanto ad autostima, conforto e scoperta di sé, e cura malanni sia fisici che spirituali.

libroterapia

«Ogni libro vero e veramente letto ci lascia nella memoria una cicatrice invisibile, un segno permanente, che dura tutta la vita. Per tutto questo la più fortunata malattia cronica che ci si possa augurare di contrarre sin da bambini è la lettura. Come ogni affezione, si trasmette per contagio e il suo principale veicolo di contaminazione sono l’entusiasmo e l’amicizia» (Fabio Stassi)

L’idea di aprire una rubrica dedicata alla libroterapia mi è venuta con l’uscita di Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno di Ella Berthoud e Susan Elderkin. Di certo non il primo volume sull’argomento – qualche anno fa avevo acquistato un altro interessante “ricettario medico-letterario”, di Miro Silvera, da cui ho preso in prestito il titolo – ma un interessante spunto da cui partire.

Ogni martedì sceglierò a caso un malessere dal libro di Berthoud ed Elderkin e riporterò le “ricette” letterarie e non, che le due autrici ci suggeriscono (abilmente elaborate da Fabio Stassi che ne ha curato l’edizione italiana, sostituendo i titoli introvabili o presenti solo in lingua originale con altri di scrittori italiani, più alla nostra portata).

Così scrivono le due autrici inglesi nell’introduzione: «In qualsiasi caso i romanzi hanno il potere di trasportarci in un’altra esistenza, e farci guardare il mondo da un altro punto di vista. Quando siamo immersi in una storia, e non riusciamo a staccarci dalla pagina, vediamo quello che un personaggio vede, tocchiamo quello che un personaggio tocca, impariamo quello che un personaggio impara. […] Alcuni trattamenti porteranno a una completa guarigione. Altri invece vi porteranno semplicemente conforto, dimostrandovi che non siete soli. Ma tutti, alla fine, offriranno un temporaneo sollievo dai sintomi, grazie al potere di distrarre e trasportare della letteratura. [..] Vivere senza letteratura significa perdere l’occasione di vivere arricchendosi delle lezioni di coloro che hanno percorso questa vita prima di noi.»

Che ve ne pare? Se siete interessati a scoprirne di più, non vi resta che rimanere collegati (potete inserire la vostra e-mail nell’apposito spazio, qui sulla destra, per ricevere un messaggio ogni volta che ci sarà un nuovo post)!

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