Se questo è un uomo – Primo Levi

se-questo-è-un-uomoAutore: Primo Levi
Titolo: Se questo è un uomo
Genere: Biografie e testimonianze
Data prima pubblicazione: 1958
Casa Editrice: Einaudi
Collana: Super ET
209 pagine
Prezzo copertina: 10,50 €
EAN 9788806176556

Il verso che apre il libro riporta tutta la rabbia di Primo Levi contro coloro che vogliono nascondere e negare la verità, quello che è successo ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento. La sua è l’opera più alta che sia mai stata scritta come testimonianza dell’Olocausto. Dall’arresto alla deportazione, dalle sofferenze a un passo dalla morte alla lotta per salvare la vita fisica e la dignità umana.

Primo Levi ha scritto questo libro per cercare di dare un senso all’irrealtà che aveva vissuto nel campo di concentramento. Il testimone che cerca di testimoniare l’intestimoniabile è un fenomeno molto diffuso nella letteratura della Shoah, ed è strettamente collegato al fatto che questi luoghi di morte sono luoghi privi di senso. Tutto ciò supera la comprensione umana.

Philip Roth ha dichiarato che Se questo è un uomo è uno dei libri che gli ha cambiato la vita «perché dopo averlo letto non vieni semplicemente a sapere che è esistito l’orrore di Auschwitz, no. Dopo averlo letto non puoi più dire di non esserci stato ad Auschwitz. Non vieni soltanto a conoscenza di quello che è successo, ma sei lì e hai la certezza che la tua vita non possa più andare avanti senza metabolizzare quella esperienza».

Non voglio dilungarmi qui con recensioni che, per quanto ben scritte, non darebbero l’idea della grandezza dell’opera e della gravità dei fatti. Vorrei far parlare Primo Levi attraverso alcune frasi che, durante le mie riletture, ho sottolineato più volte e che mi sono rimaste impresse. Questo libro resta ben fissato nella mente e nel cuore e ci fa vedere le cose in tutt’altra prospettiva. Se non l’avete ancora letto, fatelo subito.

auschwitz-birkenau

Voi che siete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici;
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate se questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

«(…) uomini e uomini, schiavi e padroni, i padroni schiavi essi stessi; la paura muove gli uni e l’odio gli altri, ogni altra forza tace. Tutti ci sono nemici o rivali.»

«Credo che lui stesso abbia dimenticato il suo nome, certo si comporta come se così fosse. Quando parla, quando guarda, dà l’impressione di essere vuoto interiormente, nulla più che un involucro, come certe spoglie di insetti che si trovano in riva agli stagni, attaccate con un filo ai sassi, e il vento le scuote.»

«Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.»

«Questo mi riempie di sdegno, pure già so ormai che è nel normale ordine delle cose che i privilegiati opprimano i non privilegiati: su questa legge umana si regge la struttura sociale del campo.»

«(…) Esse (le canzoni) giacciono incise nelle nostre menti, saranno l’ultima cosa del Lager che dimenticheremo: sono la voce del Lager, l’espressione sensibile della sua follia geometrica, della risoluzione altrui di annullarci prima come uomini per ucciderci poi lentamente.»

«Non c’è più volontà: ogni pulsazione diventa un passo, una contrazione riflessa dei muscoli sfatti. (…) Sono diecimila, e sono una sola grigia macchina; sono esattamente determinati; non pensano e non vogliono, camminano.»

«A poco a poco prevale il silenzio, e allora, dalla mia cuccetta che è al terzo piano, si vede e si sente che il vecchio Kuhn prega, ad alta voce, col berretto in testa e dondolando il busto con violenza. Kuhn ringrazia Dio perché non è stato scelto. Kuhn è un insensato. Non vede, nella cuccetta accanto, Beppo il greco che ha vent’anni, e dopodomani andrà in gas, e lo sa, e se ne sta sdraiato e guarda fisso la lampadina senza dire niente e senza pensare più a niente? Non sa Kuhn che la prossima volta sarà la sua volta? Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più? Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn».

«(…) viene in luce che esistono tra gli uomini due categorie particolarmente ben distinte: i salvati e i sommersi.»

Per chi fosse interessato ad approfondire, recentemente è uscito anche l’audiolibro letto da Roberto Saviano (in questo articolo pubblicato su Repubblica è possibile ascoltarne l’introduzione).

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