Libro del mese #Ottobre: Nessuno. L’Odissea raccontata ai lettori di oggi – Luciano De Crescenzo

odissea de crescenzoAutore: Luciano De Crescenzo
Titolo: Nessuno. L’Odissea raccontata ai lettori di oggi
Genere: Letteratura italiana
Data prima pubblicazione: 1997
Casa Editrice: Mondadori
Collana: I libri di Luciano De Crescenzo
250 pagine
Prezzo copertina: 12,91 €
EAN 9788804425328

«Quando avevo quindici anni la trovata di Odisseo di dire a Polifemo che si chiamava Nessuno mi entusiasmò a tal punto che finii col chiedere a mio padre di cambiarmi nome: volevo anch’io essere chiamato Nessuno. Lui, però, poco amante dei classici, mi rispose alquanto bruscamente: “Pensa piuttosto a diventare Qualcuno e non mi scocciare!”».

Una delle cose che più rimpiango dell’adolescenza è quella di non aver optato per il liceo classico, come mi suggerì il mio professore di italiano alle medie. Il latino mi è sempre piaciuto – inconsciamente non lo sapevo, ma a 15 anni quante cose possiamo dire di sapere veramente? – ma l’ho apprezzato solamente quando sono andata all’università. Sarei stata curiosa di vedere se anche con il greco sarebbe stato così. Ovvio, mai dire mai, un giorno potrei anche iniziare a studiarlo, ma per ora le mie priorità sono altre. Come quella di recensire per voi questo libro, inserito sul blog come migliore lettura del mese di ottobre.

L’Odissea di Omero è uno dei grandi classici della letteratura greca – potremmo definirlo il sequel dell’Iliade – riproposto sul grande schermo in film cult, in parodie comiche e tragicomiche, presente nei dipinti di alcuni grandi pittori e ripreso qua e là da scrittori colti o intenzionati a sembrare tali.

william turner ulisse

Il dipinto di William Turner “Ulisse schernisce Polifemo” del 1829. Olio su tela. Conservato alla National Gallery di Londra.

Vi si narrano le peripezie affrontate da Ulisse per ritornare a casa, dopo la guerra di Troia. E proprio sui motivi che scatenarono tale conflitto De Crescenzo ci fa un breve e conciso riassunto, che rende subito chiaro il tono della sua narrazione.

«Sui motivi, invece, che scatenarono la guerra non ci sono dubbi: il rapimento di Elena fu solo un’invenzione dei poeti. La verità storica parla di tutte altre beghe: tra Greci e Troiani esisteva un conflitto d’interessi relativo ai traffici commerciali tra l’Egeo e il Mar Nero. I Troiani erano un popolo di camorristi che sorvegliavano giorno e notte lo stretto dei Dardanelli e che imponevano il “pizzo” a chiunque vedessero passare. Un bel giorno i Greci si stufarono e li fecero fuori: tutto qui.»

Chi non ha studiato o letto per intero il poema epico ne conosce però sicuramente alcuni aneddoti, come l’inganno compiuto da Penelope, che faceva e disfaceva ogni notte la sua tela in attesa del ritorno del marito, per non essere costretta a sposare uno dei Proci, il “rapimento” di Ulisse da parte della ninfa Calipso, il canto delle sirene, la discesa nell’Ade, i trucchetti della maga Circe che trasformava tutti in porci e l’incontro con il ciclope Polifemo. Tutto viene qui riportato dall’autore italiano in chiave quasi umoristica: un modo davvero moderno per rendere la storia del re di Itaca di facile comprensione ai più.

L’obiettivo di De Crescenzo è duplice: da una parte c’è la volontà di raccontare le (dis)avventure di Odisseo rendendole il più possibile a misura d’uomo, con un linguaggio consueto e a tratti canzonatorio. Vi cito un passo, giusto per farvi capire di cosa stiamo parlando:

«E qui Omero ne approfitta per fare un breve riassunto delle puntate precedenti: evidentemente anche a quei tempi c’era il problema dei riepiloghi, tipico dei romanzi e dei serial. Per chi, infatti, si fosse messo all’ascolto solo al settimo canto, era indispensabile conoscere l’antefatto».

Dall’altra, però, c’è l’intento dello scrittore napoletano di smascherare “l’eroe dal multiforme ingegno”, elencando – soprattutto nell’ultimo capitolo Contro Ulisse – razzie, cattiverie e ingiurie commesse dal prode eroe omerico. Un dissacrante elogio di tutti i suoi difetti, accompagnato da commenti sarcastici, per una rivisitazione originale che riporta Ulisse con i piedi per terra, facendolo sembrare a tutti gli effetti un uomo del nostro tempo.

Nonostante il titolo possa incutere timore, mi sento di consigliare questo libro a chiunque, anche a chi non è un vero appassionato di lettura: la tecnica narrativa adottata da Luciano De Crescenzo rende le avventure di Ulisse delle divertenti gag. Del poema originale l’autore ha mantenuto la divisione in canti e l’ordine cronologico degli eventi, ma non la forma. Anziché in versi, questo libro è scritto in prosa e si può definire un vero e proprio romanzo d’avventura, con eroi, antagonisti, aiutanti, amori, passioni e battaglie.

 

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