Né di Eva, né di Adamo – Amélie Nothomb

Quello di Amélie Nothomb era un nome che mi suonava nella testa già da un po’. Non avevo ancora letto nulla di questa scrittrice, se non La cucina di Amélie. 80 ricette sopraffine, un libro di ricette e ricordi scritto dalla sorella Juliette. Poi un aficionados del blog (ciao Napo ;)) mi ha dato qualche consiglio su alcuni titoli con cui avvicinarmi al suo mondo, e ho fatto il salto leggendo Né di Eva né di Adamo. Ora che sono entrata nel tunnel nothombiano sarà difficile uscirne; sempre per quel solito trip che quando leggi un libro che ti piace poi vai a comperare tutta la bibliografia dell’autore, perché non ti capaciti di come puoi esserti perso tante meraviglie letterarie.

Né di Eva né di Adamo è un romanzo che si legge in poche ore, anche spalmate su più giorni se volete, e ci riuscite. La lettura è veloce non solo perché ha poche pagine (150) ma perché è così scorrevole e fluido che ti senti di condividere ogni momento della tua vita con Amélie e Rinri. Vuoi scoprire come trascorreranno le loro giornate, vuoi conoscerli meglio (anche se ti sembra di conoscerli da sempre) e non vuoi perderti nemmeno una loro battuta. Te li porterai a letto (nel senso più metaforico del termine) e ci farai anche mille sogni su perché, appunto, sono parte di te e lo saranno per sempre.
Il romanzo, autobiografico e scritto in prima persona, è la storia d’amore tra due persone realmente esistenti e tra la stessa autrice e un paese, il Giappone, al quale è molto legata essendoci nata. È sentimentale ma non banale, poetico ma non mieloso, spiritoso al punto giusto. Amélie Nothomb ha un’abilità unica nel parafrasare le emozioni e raccontare gli stati d’animo con grande chiarezza.

«Che bello tu sei»
Era inglese mal tradotto in francese. Per niente al mondo lo avrei corretto. Nessuno mi aveva mai trovata bello. […]
Lui mi rendeva felice. Ero sempre contenta di vederlo. Provavo per lui amicizia, tenerezza. Quando non c’era, non mi mancava. Era questa l’equazione del mio sentimento per lui e a me sembrava una cosa meravigliosa.

Un amore che è tenerezza più che passione, niente a che fare con le prestazioni sessuali di Grey e Anastasia delle 50 sfumature, che tanto vanno di moda, e proprio per questo a me è piaciuto e ve lo consiglio, per le vacanze.
Ok, non stiamo parlando di un classico della letteratura, ma di uno stile narrativo unico e frizzante. È l’autrice qui che fa tutto, non solo perché nel libro racconta proprio la sua vita (o almeno una parte), ma perché lo fa in un modo talmente sottile, penetrante, intrigante, che tutto il resto passa in secondo piano. Non è mai noiosa, non è mai scontata, è un personaggio, nel romanzo ma anche nella vita reale.

amelie nothomb
E anche leggendo il libro non ci resti male per come va a finire, perché Amélie sa dare una spiegazione logica e razionale a tutto.

Può capitare che la fuga sia un gesto d’amore. Per amare, ho bisogno della mia libertà. […] La fuga dà la più grande sensazione di libertà che si possa sperimentare.

Altro punto a favore, se mai ce ne fosse stato bisogno, è quando uno scrittore, all’interno di un romanzo, mi dà lo spunto per nuove letture. Qui succede con Hiroshima mon amour di Marguerite Duras, che è già segnato il wishlist (che più che un libro è la sceneggiatura di un film, quindi poi servirà anche la visione della pellicola). Quindi con questo post vi beccate ben due consigli letterari, al prezzo di uno. Cosa volete di più?

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  1. Avatar Napo

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