“Accabadora” di Michela Murgia: un libro che ti resterà nel cuore #librodelmese

Come ogni mese la sfida per scegliere il libro che mi è piaciuto di più, tra gli ultimi letti, è sempre una battaglia feroce. Questa volta sono stata molto combattuta, e il distacco con il secondo e terzo classificato era davvero piccolo. Fatto è che Accabadora di Michela Murgia è il libro del mese di novembre, qui su L’angolo dei Libri.

Michela Murgia è riuscita in maniera magistrale a trasmetterci le tradizioni di una cultura forse ancora un po’ arcaica, ma tuttavia molto forte. La Sardegna è una regione che mi affascina, oltre che per le meraviglie paesaggistiche, anche per questo mondo di usanze, costumi e memorie. Si vive sui ricordi del passato, grazie agli insegnamenti degli anziani, e si conserva nella modernità una traccia di abitudini di un tempo che rende tutto quasi fiabesco.

In questo libro c’è tutta la tradizione sarda e c’è anche di più. Il romanzo è infatti ricco di ossimori: amore/morte, povertà/ricchezza, maternità/vecchiaia.

Dicotomie che lasciano nel lettore molti interrogativi, uno su tutti quello legato proprio alla figura dell’accabadora, che dà il titolo al libro. Le azioni da lei compiute sono un’accelerazione del corso naturale della vita o un atto di aiuto, umano e rispettoso, nei confronti di chi chiede una morte dignitosa?

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Accabadora – Michela Murgia (Einaudi)

Femmina accabadora (def): Con il termine sardo femina accabadora, oppure femina agabbadòra, comunemente accabadora (s’accabadóra, lett. “colei che finisce”, deriva dal sardo s’acabbu, “la fine”) si soleva indicare una donna che uccideva persone anziane in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima, a richiedere questo servizio di eutanasia. […] La pratica non doveva essere retribuita dai parenti dell’anziano poiché il pagare per dare la morte era contrario ai dettami religiosi e della superstizione. Diverse sono le pratiche di uccisione utilizzate dalla femmina accabadora: si dice che entrasse nella stanza del morente vestita di nero e con il volto coperto, e che lo uccidesse tramite soffocamento con un cuscino, oppure colpendolo sulla fronte tramite un bastone d’olivo (su mazzolu) o dietro la nuca con un colpo secco, o ancora strangolandolo ponendo il collo tra le sue gambe. Lo strumento più utilizzato, del quale si trovano ancor oggi dei reperti, consisteva in una sorta di martello di legno ottenuto tagliando un ramo dal quale si dirama un ramo secondario più piccolo che tagliato a misura diveniva il manico del martello la cui testa era un moncone del ramo principale.

(fonte Wikipedia)

È con questo grande punto di domanda che vi consiglio di leggere questo libro (premio Campiello 2010), per trovare dentro di voi le risposte. E poi magari lasciare un commento qui sotto, per dirmi cosa ne pensate.

ps. Il merito di avermi fatto scoprire il libro “Accabadora” va tutto a mio cognato. In quanto a gusti letterari io e lui siamo molto diversi. Di solito i romanzi che mi consiglia non mi prendono tanto… Questa volta, però, ha centrato in pieno. E addirittura un suo consiglio è diventato libro del mese! Sto facendo progressi :)

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