La vita senza limiti – Beppino Englaro

la vita senza limitiAutore: Beppino Englaro (con Adriana Pannitteri)
Titolo: La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto
Genere: Saggistica
Data prima pubblicazione: 2009
Casa Editrice: Rizzoli
193 pagine
Prezzo copertina: 17,00 €
EAN 9788817035538

Tre anni fa, un giorno come oggi, stavo rileggendo i miei appunti per un incontro davvero importante: di lì a poche ore avrei intervistato Beppino Englaro, per parlare con lui della sua battaglia a favore della figlia, ben raccontata nel libro La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto. La cornice era quella del Festival della Letteratura di Nogara, alla sua prima edizione. Una manifestazione particolarmente sentita da tutti gli organizzatori – me compresa – che si cimentavano per la prima volta con un evento di tale portata. Ho avuto l’onore e il piacere di intrattenermi, anche dopo il dibattito, con Beppino Englaro, una persona davvero speciale, a cui dedico questo post.

beppino englaro

© photo Valerio Nuvolari

«Ciao GRANDI! sì perché è questo il nome giusto! Siete GRANDI!» inizia così il libro di Beppino Englaro e Adriana Pannitteri, con una lettera che Eluana scrisse ai suoi genitori nel Natale del 1991, pochi giorni prima che un terribile incidente stradale la imprigionasse per diciassette anni nel suo stesso corpo. «[…] Vi volevo ringraziare per tutto quello che mi avete DONATO, INSEGNATO e TRASMESSO in questi 21 anni trascorsi insieme. Sì perché abbiamo avuto tante divergenze e tanti piccoli e grandi problemi, ma li abbiamo superati grazie al bene che ci vogliamo. Sai, tu papi ogni tanto dici che non siamo una famiglia perfetta e hai ragione perché siamo SUPER, perfetto è un aggettivo che sminuisce la nostra unione».

Eluana era una ragazza sincera, solare, innamorata della sua famiglia e innamorata della vita. Aveva già discusso, anni prima, del tema della rianimazione artificiale: quando alcuni dei suoi più cari amici erano rimasti vittime della sorte, Eluana aveva esposto ai genitori il suo pensiero. «Se dovesse accadere una cosa del genere a me, voi dovete intervenire, dovete farlo di corsa. Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco essere lasciata morire. Io non voglio per nessuna ragione rimanere in una condizione del genere». Quasi un presagio di quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Il 18 gennaio 1992 Eluana rimase coinvolta in un incidente stradale: le sue condizioni apparvero subito critiche, venne rianimata più volte perché per deontologia professionale l’obiettivo di un medico è quello di tenere in vita un paziente, senza ascoltare la voce di chi invece sostiene – ben conoscendole – le volontà del malato. Solo nel 1994 e poi nel 1996 venne confermato lo stato vegetativo permanente, che la costrinse per molti anni «relegata in un letto, girata ogni due ore per evitare la formazione di piaghe da decubito e, qualora possibile, adagiata su una sedia a rotelle. Nell’arco della giornata le viene cambiato più volte il pannolone. È alimentata con sostanze chimiche, non certo con cibo, attraverso un sondino nasogastrico. Gli occhi spesso seguono il ritmo della notte e del giorno poiché alcune funzioni possono restare inalterate. Ma giace senza consapevolezza di quello che accade attorno a lei. Le lesioni subite da Eluana interessavano la corteccia cerebrale, ovvero quella parte del cervello nella quale risiedono la memoria, il linguaggio, il comportamento, insomma il nostro stare al mondo».

beppino englaro

© photo Valerio Nuvolari

Il racconto sofferto di un padre coraggioso, che lotta contro tutto e contro tutti per la libertà di sua figlia, fa sì che Eluana diventi in poche pagine una di famiglia. Schierarsi da una parte o dall’altra è secondario: ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma come scrive lo stesso Beppino «avere contro il mondo intero non è niente in confronto ad avere contro se stessi».

Lui e la moglie si sono sempre appellati, nelle loro rivendicazioni, a quello stato di diritto ripreso nel titolo del libro, che dovrebbe (!) rendere ogni individuo libero di scegliere e far valere le proprie ragioni (l’articolo 13 della Costituzione Italiana riconosce che la libertà individuale è inviolabile, non si può imporre a nessuno di mangiare e di bere, così come non si possono imporre trattamenti sanitari contro la propria volontà). La famiglia Englaro si è però trovata davanti un muro invalicabile, costruito non solo dai medici ma anche dalle istituzioni, che volevano decidere per Eluana (chi ha seguito, nel 2009, il dibattito politico ricorda quella corsa contro il tempo per approvare la legge sul testamento biologico, che avrebbe impedito la sospensione delle cure nei confronti della giovane Eluana). La strada intrapresa da Beppino Englaro e da sua moglie per liberare la figlia da una condizione di non vita e non morte è stata irta di ostacoli: è passata attraverso 9 sentenze e 1 decreto e, quel che è peggio, li ha visti attaccati da tutte le parti – Chiesa, Stato, sanità – di eutanasia e additati più volte come assassini. Solo nel 2007 si è arrivati a una svolta: la Corte d’Appello emanò una sentenza (poi confermata dalla Corte di Cassazione) con la quale si accertava che l’alimentazione e l’idratazione artificiale dovute all’SVP (stato vegetativo permanente) risultavano condizioni inaccettabili per il paziente, per la sua dignità e il suo stile di vita. Ma la battaglia della famiglia Englaro non si chiudeva qui. Era necessario trovare una struttura che accogliesse Eluana e la accompagnasse nei suoi ultimi giorni di vita. Solo nel 2009 la residenza La Quiete accettò di aiutarla e qui finalmente trovò la libertà, il 9 febbraio dello stesso anno.

Il tema è delicato, me ne rendo conto, e ad alcuni potrebbe sembrare non adatto a una discussione su un blog. Ma penso che tutti, in un modo o nell’altro, ci siamo almeno una volta fermati a pensare “cosa farei io in una situazione del genere?”. Non voglio entrare nel merito delle scelte, giuste o sbagliate, di un padre: il mio intento, con questa recensione, è quello di dare spazio a un genere letterario che va oltre i romanzi e i racconti, che parla di storie di vita vissuta da cui tutti possiamo trarre qualche insegnamento. Perché anche La vita senza limiti è un libro d’amore.

«Non ci sono buoni e cattivi, non ci sono genitori che si sacrificano e altri che sacrificano i loro figli. Ci sono persone che hanno provato sofferenze disumane, lasciate sole anche nella malattia, che non è mai un vessillo. È un dramma e basta. E che ci debba essere un senso al dolore atroce della perdita di un figlino non me lo vengano a dire».

2 Comments

  1. Avatar Loretta

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