La verità sul caso Harry Quebert (Joël Dicker): dal libro al film

It’s a rollercoaster.
La metafora che mi è venuta in mente, appena spento l’e-reader, è stata quella con le montagne russe. “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker (Bompiani) è un sali e scendi di tensione narrativa, un intricato gioco di avvenimenti, fino alla salita finale, dove la trama sembra arrancare su un finale che non accetti. Quel Luther Caleb che non ha la faccia da assassino. E poi arriva la discesa, che sembra quasi infinita, che toglie il fiato, che ti dà una scarica di adrenalina e non ti fa staccare dalle pagine fino a quando non sono finite.

Perché “La verità sul caso Harry Quebert” è un vero bestseller

Erano anni – ma davvero tanti – che non stavo sveglia di notte per finire un libro. Ci avevo provato quella sera, prima di addormentarmi a tre quarti dalla fine. Poi ho spento la luce, perché il sonno stava avendo la meglio. Per un caso mi sono svegliata a mezzanotte e non sono più riuscita a chiudere occhio, così ho deciso di leggere ancora qualche pagina.

L’avessi mai fatto.

Davvero, chi legge con passione e assiduità sa di cosa sto parlando, non riuscire a togliere gli occhi dalle parole, buttarsi a capofitto nella storia, divorare pagine su pagine come un bambino davanti a un sacchetto di caramelle a cui non riesce a resistere.

Joël Dicker fa questo meraviglioso effetto. Quando ho spento l’e-reader erano le 2.46. La sveglia sarebbe dovuta suonare di lì a due ore, ma l’ho posticipata alle 7. Non ce l’avrei fatta ad alzarmi. Quattro ore di sonno sono comunque pochine, per me. Sono riuscita a ingranare ma alle 20 stavo già sbadigliando.

Però, quanto ne è valsa la pena!

Di cosa parla il libro su Harry Quebert?

Ma di cosa parla esattamente il libro? Ve lo dice Dicker (alla fine):

«È la storia di due genitori che rifiutano di vedere la verità a proposito della loro creatura. È la storia di un ricco rampollo che, negli anni della giovinezza, ha distrutto con la violenza i sogni di un ragazzo e da allora vive perseguitato da quel gesto. È la storia di un uomo che sogna di diventare uno scrittore, e che si lascia lentamente consumare dalla propria ambizione».

È proprio questo, ma è anche molto altro.

Non voglio sbilanciarmi troppo, ma non esagero se dico che questo è uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi 10 anni.

“La verità sul caso Harry Quebert” – Joël Dicker (Bompiani) – trad. V. Vega

Anche per chi – come me – non ha letto la sinossi prima di iniziare il libro, la sensazione che prima o poi debba succedere qualcosa di inaspettato è evidente.

Il crimine su cui si incentra tutta l’indagine è svelato nelle prime pagine, ma la ricerca dell’assassino sarà estenuante. Dicker dice tutto e il contrario di tutto, ti fa credere una cosa e poi la ribalta con rivelazioni che mai ti saresti aspettato, ti convince (quasi) della sua prima teoria, ma in realtà non è convinto neanche lui e lo percepisci. Sai che deve succedere qualcosa, prima o poi, e divori le pagine nell’attesa di scoprire cosa. Ma quando ci arrivi… è un vortice che ti trascina giù. Non è una cosa sola, sono tante. Tante piccole coincidenze, o sfortune.

Leggere “La verità sul caso Harry Quebert” è come trovarsi a vivere nel “paradiso degli scrittori”

«Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito».

L’ordine dei capitoli è al contrario: l’ultimo che leggete è quello numerato con l’1, perché la storia parte dalla fine e va a ritroso nel tempo, con flashback narrativi molto ben costruiti, volti a scoprire “la verità sul caso Harry Quebert”.

In più si tratta di un perfetto esempio di meta-letteratura, un libro nel libro, che ancora adesso non ho ben capito se sia reale o meno. È un po’ come vivere nel “paradiso degli scrittori”, cioè «quando il potere della scrittura ti si ritorce contro e non riesci più a capire se i personaggi esistono solo nella tua fantasia o sono realmente vivi».

Fin dall’inizio la storia sembra parlare da sola, Joël Dicker (l’autore) sembrava già sapere cosa lo aspettava al varco:

«Tutta New York si appassionava al mio libro; era uscito da due settimane e già prometteva di diventare il libro più venduto dell’anno».

joel dicker
Joël Dicker, autore de “La verità sul caso Harry Quebert”

Sto cercando di non spoilerare nulla, ma voglio proprio convincervi a leggerlo, perché sono sicura che poi mi ringrazierete per queste ore di puro piacere letterario. Se ci sono riuscita, poi fatemi sapere com’è andata.

Altri libri di Joël Dicker

Joël Dicker è svizzero, è più giovane di me (è del 1985), figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese. Laureato in legge, questo è il suo terzo romanzo. Prima di Harry Quebert aveva scritto “La tigre” e “Gli ultimi giorni dei nostri padri”, entrambi editi da Bompiani. Poi, sull’onda del successo registrato da Harry Quebert ha proseguito l’attività di scrittore sfornando altri due capolavori: “Il libro dei Baltimore” (2016), dove il narratore è sempre Marcus Goldman (lo stesso giovane autore che contribuisce a risolvere l’enigma che ruota attorno al caso Quebert) e “La scomparsa di Stephanie Mailer” (2018), pubblicati in Italia da La Nave di Teseo.

Insomma, Joël Dicker sembra davvero essere una grande promessa della letteratura internazionale (oltre che un bel ragazzo, anche se questo ai fini letterari conta poco…però!).

Hai visto il film su Harry Quebert?

In realtà più che di un film vero e proprio si tratta di una serie tv in 10 puntate. Davvero strepitosa, tanto quanto il libro.

Nei panni di Harry Quebert troviamo niente-po-po-di-meno-che Patrick Demsey (il dottor Sheperd di Grey’s Anatomy), che interpreta il personaggio in maniera a dir poco magistrale, soprattutto nella sua versione più adulta (quindi dopo la scomparsa di Nola Kellergan).

Patrick Dempsey nei panni di Harry Quebert

Al suo fianco una bellissima e bravissima Kristine Froseth nel ruolo della quindicenne Nola. Anche qui un’interpretazione divina, qualsiasi sia l’idea che ti sei fatto della ragazza leggendo il libro lei ne è la vera reincarnazione.

E a dirigere il tutto c’è Jean-Jacques Annaud, già regista de “Il nome della Rosa” e “Sette anni in Tibet”.

Insomma, con queste premesse non poteva che essere un successo. Io l’ho già vista tutta in lingua originale, ma proprio in queste settimane puoi farlo anche tu (e in italiano). La serie tv “La verità sul caso Harry Quebert” è infatti trasmessa da Sky Atlantic ogni mercoledì sera, a partire dal 20 marzo.

Come sempre io ti consiglio di leggere prima il libro e poi guardare la serie tv, così da poter fare un confronto. Ti anticipo già che non troverai errori, mancanze o stravolgimenti: la serie tv ispirata a “La verità sul caso Harry Quebert” è davvero fedele all’originale.

Se vuoi altre ispirazioni, puoi leggere (e guardare) questi post che parlano di film tratti da libri.

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