La strada – Cormac McCarthy #librodelmese

C’è voluto un incontro del Book Lover Club Verona, per convincermi a prendere il mano questo libro che da tanto (troppo) tempo, continuava a fare la spola tra libreria e comodino. Perché non mi sono mai decisa, prima di un mese fa, a leggere “La strada” di Cormac McCarthy, non lo saprei dire. C’era qualcosa che mi attirava ma al tempo stesso mi allontanava. Ora che l’ho letto ho capito cos’è.

Questo qualcosa è la paura. La paura di non sapere cosa ti riserva il domani, la paura di non potercela fare, la paura di dover lasciare le persone che ami (magari addirittura di arrivare a doverle uccidere, per evitare loro il peggio).

Quello di cui si narra è il “Worst Case Scenario”, il peggior scenario possibile che si possa immaginare. Un mondo che (per come lo conosciamo noi) non esiste più. Niente più luce, tutto bruciato, impossibile trovare qualcosa da mangiare, impossibile trovare persone vive, se non predoni o gente disposta a tutto – anche a ucciderti e mangiarti – pur di sopravvivere.

Mors tua, vita mea.

“La Strada” Cormac McCarthy: la mia recensione

La struttura del romanzo facilita nell’immedesimazione: non ci sono capitoli, è una narrazione tutta d’un fiato, senza tanti fronzoli dal punto di vista lessicale. E anche i dialoghi mancano della tradizionale punteggiatura; questo, di primo acchito, può destabilizzare ma poi capisci che non c’è spazio né tempo per tutto questo. Tutto diventa secondario. Anche i nomi dei personaggi, che ci accompagnano per tutto il libro ma per noi sono solo “il papà” e “il figlio”.

Il libro è stato più volte inserito tra i romanzi distopici, come 1984, Fahrenheit 451 o Cecità di Saramago. Il mondo post-apocalittico che racconta si presta benissimo a questo tipo di ambientazione surrealista. Tuttavia se ci pensate, visti i recenti disastri in Australia, non è poi neanche così lontano da noi.

I personaggi principali sono due: un padre e suo figlio (un bambino di un’età non ben definita), e a ogni pagina diventano via via sempre più familiari. Il loro vagare alla ricerca di cibo, il loro fermarsi per affrontare la notte ogni volta in un nuovo giaciglio improvvisato, il loro abbracciarsi per cercare di addormentarsi e il parlare, chiacchierare, avere una dialogo per testimoniare l’esistenza di una relazione, nonostante la condizione di condannati alla sopravvivenza, fa parte della loro quotidianità.

Quante volte il padre si chiederà perché sono ancora vivi, cosa hanno fatto per meritarsi questa sciagura. Perché, a volte, dover affrontare l’ignoto può rivelarsi molto più faticoso che vivere in una quotidiana ordinarietà.

Ed è questo, più della violenza, più della desolazione del paesaggio, più della tristezza che senti pervadere ogni pagina e che aspetti solo ti dia il colpo di grazia, ad avermi colpita.

Assieme alle meravigliose descrizioni paesaggistiche. Nonostante ciò che li circonda sia sempre uguale (resti di boschi bruciati, case depredate, campi sterminati senza più vegetazione né animali), Cormac McCarthy è in grado di descrivere ogni cosa con una dovizia di particolari tale da fartici sentire proprio immerso.

Cerchi un romanzo distopico che ti travolga? Ecco perché dovresti leggere La Strada di Cormac McCarthy

La strada di McCarthy è un libro crudo, inquietante, psicologicamente destabilizzante nella sua verosimiglianza. Ed è tremendamente ben scritto, oltre che ben pensato.

Niente è fuori luogo, anche perché tutto è ridotto all’essenziale. Niente succede per caso, ma tutto ha un suo senso e un suo posto, nella storia come nel mondo.

Se cerchi un libro che ti travolga come un tornado, che ti faccia rimanere incollato alle pagine come un vero page turner, che ti tenga sveglio la notte (in tutti i sensi), questo è sicuramente il libro che devi leggere.

Ah, nel caso ti servisse qualche altra motivazione, con La Strada Cormac McCarthy ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007. Ma secondo me, a questo punto, dirlo è anche superfluo.

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