[Incipit] L’americano tranquillo

l'americano tranquillo

Dopo cena rimasi ad aspettare Pyle nel mio appartamento affacciato su rue Catinat. «Sarò da te alle dieci al massimo» mi aveva detto. Quando suonò la mezzanotte non riuscii più a starmene tranquillo, e scesi giù in strada. Un gruppo di vecchie in pantaloni neri stavano accovacciate sul pianerottolo: era febbraio, e credo che per loro facesse troppo caldo per stare a letto. Un conducente di risciò pedalava lentamente in direzione del fiume, e potevo scorgere luci accese là dove avevano sbarcato i nuovi aerei americani. Da un capo all’altro della lunga via, non vi era traccia di Pyle.

Di sicuro, mi dissi, era stato trattenuto alla Legazione americana da un contrattempo qualunque, ma in quel caso avrebbe senz’altro telefonato al ristorante; in fatto di minute cortesie era molto meticoloso. Stavo per rientrare in casa quando vidi una ragazza, riparata dal portone vicino al mio, che sembrava in attesa di qualcuno. Non la vedevo in viso, distinguevo solo i suoi pantaloni di seta bianca e la lunga veste a fiorami, ma mi era bastato per riconoscerla. Tante volte aveva aspettato che tornassi a casa, in quello stesso luogo e alla stessa ora.

«Phuong» le dissi (significa “Fenice”, ma al giorno d’oggi non ci sono più favole e non c’è niente che risorga dalle ceneri), «non è qui da me». Prima che avesse il tempo di dirmelo, sapevo che anche lei stava aspettando Pyle.

«Je sais. Je t’ai vu seul à la fenêtre».

«Puoi venire ad aspettarlo su da me» dissi. «Arriverà fra poco».

«Posso aspettarlo qui».

«Meglio di no. Potrebbe portarti via la polizia».


Autore: Graham Greene
Titolo: L’americano tranquillo
Genere: Letteratura internazionale
Data prima pubblicazione: 1955
Traduttore: Alessandro Carrera
Casa Editrice: Mondadori
238 pagine
Prezzo copertina: 9,50 €
EAN 9788804508588

Sinossi:

Indocina francese, durante i giorni della sconfitta di Dien Bien Phu: è la fine dell’impero coloniale francese e l’inizio dell'”avventura” americana in Estremo Oriente. In questo scenario, dove già cominciano a mostrarsi i segni del futuro disastro in Vietnam, due uomini sono a confronto. Pyle è “un americano tranquillo”, un soldato lontanissimo dal carattere dei suoi connazionali, rumorosi, volgari, infantili e prepotenti. Ma è anche un uomo profondamente convinto del “grande sogno americano”, e le sue ferree posizioni e il suo fanatico idealismo non vengono intaccati neppure dalla vista delle vittime degli attentati di cui egli stesso è, per la sua logica, artefice innocente. “Pericolosamente innocente”, come si rende ben presto conto l’altro protagonista del romanzo, il cronista inglese Fowler, e tanto più terribile, perché la sua innocenza nasce dall’ignoranza e dall’incapacità di comprendere la realtà che sta davanti ai suoi occhi. Sul contrasto ideologico, politico e umano fra il soldato e il corrispondente di guerra si snoda il percorso di “L’americano tranquillo”. Una trama sapientemente costruita, che alterna passato e presente e assume l’andamento di un giallo.

 

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