[Incipit] Forte e sottile è il mio canto

 

forte e sottile è il mio canto

Che cos’è un corpo? Siamo abituati a guardarlo come se fosse oggetto di un’istantanea, fissato in un solo momento che lo cristallizza e lo immobilizza per sempre. Ma un corpo non si può fermare. Non si può separarlo dalla sua storia.
Vivere dentro un corpo che ti somiglia, che non ti risponde, che cambia indipendentemente dai tuoi comportamenti e dal tuo stile di vita. Assistere impotente all’alternarsi deformato della tua fisionomia, dei tuoi confini. Subire l’effetto di stravolgente straniamento che deriva dal non riconoscersi più: il tuo viso sparisce, annega in qualcosa che ti cresce dentro e lo fagocita. Ogni tuo lineamento perde il suo profilo, estendendosi a dismisura senza una ragione apparente. Guardarsi e non trovarsi. Cercare nello specchio tracce di te, senza poterle scoprire, riuscire al massimo a intuirle, ricordarle forse, nascoste in lineamenti che non sono più i tuoi. Non riuscire ad amare niente di sé, né dentro né fuori, perché l’anima pian piano si convince di assomigliare all’involucro mostruoso che si è divorato il tuo viso e le tue sembianze. Temere perfino di muoversi, di offendere gli sguardi altrui. Aver paura dei propri odori, che potrebbero modificarsi, incontrollabili come tutto il resto.


Autore: Domitilla Melloni
Titolo: Forte e sottile è il mio canto. Storia di una donna obesa
Genere: Letteratura italiana
Data prima pubblicazione: 2014
Casa Editrice: Giunti
208 pagine
Prezzo copertina: 12,00 €
EAN 9788809779150

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Forte e sottile è il mio canto: Storia di una donna obesa

Sinossi:
Un tema scottante. L’autrice ripercorre la propria storia alternando narrazione e pagine di diario: dalla descrizione della prima infanzia, trascorsa circondata dall’affetto premuroso e spartano dei genitori, anni felici ma non spensierati, perché vissuti all’ombra dei divieti paterni che impongono la mortificazione del corpo, il rigido controllo dell’alimentazione (nella famiglia materna ci sono casi di obesità), alla convinzione di essere grassa e alla goffaggine tipica della prima adolescenza, mentre il buon rendimento scolastico determina l’esclusione dell’autrice dal mondo dei suoi coetanei e il suo rapido avvicinamento a quello degli adulti. Durante il liceo Domitilla cambia atteggiamento: costruisce a tavolino una personalità modellata sulle caratteristiche degli adulti che frequenta. Poi intorno ai venti anni i primi consistenti aumenti di peso e, sostenuta dall’amore per (e di) Walter, compagno di vita, si trova di nuovo costretta ad affrontare il calvario delle diete. Dopo due gravidanze l’aumento costante del peso, la caduta dei capelli, l’irsutismo, i problemi respiratori contribuiscono ad aumentare la distanza tra la propria interiorità (Puella) e una corporeità nemica (Straniero). Sono anni di colpevolizzazioni e umiliazioni trascorsi a combattere una delle convinzioni più radicate nel senso comune: un obeso è obeso perché ingordo, pigro, senza autocontrollo. Grazie all’esperienza della psicoanalisi, Domitilla decide di sottoporsi ad alcuni esami clinici.

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