Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica – Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni

La violenza non è semplicemente un comportamento inaccettabile, è un reato.
La violenza è potere.
E il potere è come una droga: difficile da abbandonare.

(Il male che si deve raccontare – Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni)

Un blog è un punto di informazione, un angolo del web in cui trovare risposte, consigli, opinioni, in cui si discute e si impara. Il blogger per primo è una mente avida di sapere, che assorbe notizie e curiosità e le gira ai lettori. Un bookblog dovrebbe parlare di libri, dare informazioni su nuove uscite editoriali, trattare argomenti prettamente letterari. Ma l’ambito della cultura a volte va oltre la semplice recensione di un volume: favorire il dialogo e stimolare la curiosità è fare cultura, secondo me.

Ecco perché il post di oggi parte sì da un libro, ma affronta una tematica che apparentemente esula dall’ambito letterario. Il tema della violenza domestica è delicato, difficile da affrontare. Parlarne però è importante, direi fondamentale, perché le vittime hanno bisogno di sapere che ci sono persone, associazioni, gruppi che possono aiutarle a ritrovare la fiducia in sé stesse.

violenza domestica

Per lavoro mi sono trovata spesso a seguire conferenze sul tema della violenza sulle donne e a documentare esperienze, relazionandomi con associazioni del territorio che aiutano le vittime. Ogni volta mi stupisco nel vedere quanto la comunicazione e l’informazione siano carenti. Nonostante al telegiornale, sui quotidiani o in internet si affrontino sempre più spesso queste tematiche, l’ignoranza dilaga ancora. O forse, più che ignoranza, è voglia di non sapere/vedere.

Ho fatto un’analisi delle letture che potevano aiutarmi a trattare questo argomento e ho scelto Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica di Simonetta Agnello Hornby e Marina Calloni. La prima, forse, la conoscete più come scrittrice, ma in realtà è un avvocato minorile. Marina Calloni, invece, è docente in Filosofia politica e sociale all’Università di Milano-Bicocca – Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale e ha partecipato alla costituzione del movimento Se non ora quando?.

Non si tratta di un romanzo, ma di un resoconto della situazione internazionale – con particolare attenzione all’Inghilterra e all’Italia – sul tema “violenza domestica”. La prima parte, scritta dall’autrice palermitana, tratta un disegno chiaro e illuminante sull’attività dell’EDV – Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence – creata da Patricia Scotland in Inghilterra e che si spera possa costituirsi a breve anche nel nostro paese. Attraverso racconti, ricordi ed esperienze personali legate alla sua attività forense, Simonetta ci spiega cosa si nasconde nelle case e nelle famiglie del mondo: abusi su mogli e figli, complicità tra vittima e carnefice, silenzi e omertà. La seconda parte, invece, ad opera di Marina Calloni, è più tecnica e sintetica e raccoglie dati e informazioni sul fenomeno italiano.

È un libro per le donne, per renderle consapevoli e dare loro la forza e il coraggio di parlare.
Ma è anche un libro per le associazioni e i gruppi di aiuto, che offre spunti e riflessioni.

Alcuni dati

  • Le donne tra i 16 e i 50 anni muoiono più per violenza domestica e sessuale che per malattia o incidente stradale
  • Nel corso della loro vita oltre la metà delle donne è stata oggetto di molestie sessuali, di un ricatto sessuale sul lavoro o di una violenza tentata o consumata.
  • Nell’80% dei casi l’autore di tale violenza è italiano. Nel 50% è il marito o il convivente della vittima, che attua anche violenze sessuali, oltre che fisiche e psicologiche.
  • Solo il 6,2% delle vittime è stato stuprato da un estraneo
  • Dal 2002 al 2012 sono state uccise 2061 donne.
  • Nel 2012 ci sono stati 127 omicidi di donne, di cui il 70,8% perpetrato in ambito familiare o affettivo.

I tipi di violenza

Siamo soliti associare al termine “violenza sulle donne” stupri, violenze fisiche e sessuali, ma la violenza domestica è purtroppo anche altro.
sessuale: rapporti imposti con violenza o con minaccia;
fisica: schiaffi, pugni, calci e aggressioni gravi;
psicologica: insulti, intimidazioni, umiliazioni, stalking, pedinamenti, molestie;
economica: sottrazione dello stipendio, controllo del bilancio familiare;
psicologica sui figli: vittime passive, quando assistono al maltrattamento.

violenza sulle donne

Ratto delle Sabine – statua del Giambologna – Loggia dell’Orcagna – piazza della Signoria (Firenze).
Una tra le prime forme di violenza perpetrate ai danni delle donne da parte dei soldati romani, che rapirono le abitanti delle regioni limitrofe per procreare e popolare la nuova città.

La legge

Femminicidio: in Italia se ne è iniziato a parlare da qualche anno, quando il fenomeno dell’uccisione di donne (madri, mogli, figlie) è diventato sempre più frequente. Già nel 1993 la Dichiarazione di Vienna stabiliva che «La violenza di genere e tutte le forme di molestia sessuale e di sfruttamento, incluse quelle derivanti da pregiudizi culturali e da traffici internazionali, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona umana. Pertanto devono essere eliminate. Tale obiettivo può essere conseguito col ricorso a misure legali, con azioni nazionali e mediante la cooperazione internazionale in campi quali lo sviluppo sociale ed economico, l’educazione, la maternità sicura e il sostegno sociale». Nel 1999, poi, la risoluzione 54/134 dell’ONU ha dichiarato il 25 novembre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Cosa fare per eliminare la violenza

Molte donne vittime di violenza scelgono il silenzio, per paura di ripercussioni da parte dell’aggressore su di sé e sui figli. Spesso vengono rinnegate anche dalla famiglia per aver rotto l’omertà o per aver denunciato l’aggressore. Spesso si sentono «responsabili della violenza subita (come se la meritassero) e/o ritengono di dover sopportare questo trattamento perché nessun altro si interesserà mai a loro, e quindi se lasciano il partner resteranno sole per sempre. Credo sia questo il motivo per cui passa tanto tempo prima che escano allo scoperto e per cui il numero delle morti a causa della violenza domestica è così elevato».
C’è invece bisogno di far loro sapere che non sono sole: in molte città sono stati aperti centri antiviolenza, gruppi di auto-aiuto e strutture di accoglienza dove persone colpite dallo stesso disagio cominciano a parlare apertamente di ciò che accade nelle loro case, senza provare vergogna. La violenza domestica è un problema che colpisce tutti, indistintamente dal censo, dal livello di istruzione, dalla confessione religiosa e dalla professione. Le vittime sono spesso imprenditrici, laureate, donne manager, all’apparenza indipendenti e felici, ma in realtà isolate e soggiogate da mariti e compagni violenti. Uscirne in modo sicuro è sempre possibile, ma bisogna rompere il silenzio per combattere il problema. Non si può generalizzare, perché ogni caso è a sé: è quindi fondamentale rivolgersi alle autorità competenti – Carabinieri e forze di Polizia, avvocati, assistenti sociali o gruppi di aiuto – per sapere cosa fare, come agire e cosa è possibile ottenere.

NOTA: I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di EDV e alle attività che, attraverso la Fondazione, hanno come obiettivo l’eliminazione della violenza domestica.

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