Gli sdraiati – Michele Serra

Gli sdraiatiAutore: Michele Serra
Titolo: Gli sdraiati
Genere: Letteratura italiana
Data prima pubblicazione: 2013
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: I narratori
108 pagine
Prezzo copertina: 12,00 €
EAN 9788807018343

Mentre su Twitter già imperversa il #totostrega che lo vede, assieme a Francesco Piccolo (autore de Il desiderio di essere come tutti), come uno dei papabili candidati al premio letterario più prestigioso del nostro paese, io mi metto comoda (magari però seduta) e vi faccio la mia personale recensione de Gli sdraiati di Michele Serra.

Mi trovo in una posizione intermedia per criticare (nel bene e nel male) quest’opera. Sono cioè appena fuori la fascia d’età dello “sdraiato” tipico e non ancora dentro quella genitoriale. Difficile, quindi, prendere una posizione.

Resta il fatto che, vuoi per le vendite che crescono ogni settimana, vuoi per il tema delicato del rapporto padre-figlio/vecchi-giovani, questo libro è diventato un vero e proprio caso nazionale.

L’adolescenza è da sempre uno dei periodi più difficili, sia per chi la vive sulla propria pelle sia per chi la subisce di riflesso. Quel mondo misterioso che si nasconde dietro smartphone di ultima generazione sempre accessi e illuminati, pantaloni con il cavallo alle ginocchia, ciuffi ribelli che coprono gli occhi, il naso, il mento è quello dei giovani d’oggi, ma prima di loro ci sono stati i punkettari, i paninari… Ogni generazione ha i suoi. E la fragilità dell’essere genitori è sempre la stessa.

Io l’ho consigliato a un po’ di persone e ne ho tratto riflessioni profonde e recensioni interessanti. Meglio dell’autore, però, chi può parlarne? Vi posto qui l’intervista di Luciana Littizzetto.

La differenza rispetto a 50 anni fa è che i figli hanno smesso di ribellarsi. Vivono apaticamente e passivamente ogni giorno, lasciandosi attraversare dalle cose, senza neanche provare a scostarsi un po’ più in là. Dice bene, Serra, quando scrive: «Non si era mai visto prima che i vecchi lavorano mentre i giovani dormono».

I messaggi (che di subliminale hanno davvero poco) e le istruzioni che il protagonista-padre lascia al protagonista-figlio sul frigo, sulla porta o in bagno illustrano perfettamente le dinamiche familiari comuni a tanti: “Prima di uscire controlla di avere lasciato accese tutte le luci di casa!”, “Verificare lo stato di decomposizione dei cibi prima di ingoiarli”, “Lasci i tuoi peli nel bidè per motivi religiosi?”, “Per piacere, se passi dal ferramenta compra uno scalpello, dobbiamo rimuovere dal lavandino i tuoi sputi di dentifricio calcificati!”.

Chi ha un adolescente in casa non tarderà anche a capire a cosa allude il titolo. Il passaggio «dalla posizione eretta alla posizione orizzontale» è un fatto. Ma tra le descrizioni caricaturali dei giovani d’oggi, Serra inserisce anche riflessioni profonde e a tratti un po’ malinconiche.

«L’amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non richiede capacità che non siano istintive. […] è quando tuo figlio (l’angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano. La pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la severità, la generosità, l’esemplarità… troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere».

Il libro è allo stesso tempo «allegro e doloroso, comico e tragico», è un’analisi introspettiva di un padre e lo spunto per quei giovani che proprio sdraiati non sono e che su Twitter e sugli altri social network si sono ribellati a questa definizione. Il capitolo dedicato alla Grande Guerra tra generazioni l’ho trovato un po’ lento e pesante, niente a che vedere con l’incipit davvero incalzante, che mi ha strappato più di un sorriso.

Voi l’avete letto questo libro? Che ve ne è parso?

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