Film da libri: Sully – Chelsea B. “Sully” Sullenberger

Sully è il libro autobiografico del capitano Chelsea B. “Sully” Sullenberger, l’eroe che con uno spettacolare ammaraggio d’emergenza nell’Hudson salvo 154 persone. La sua storia ha ispirato Clint Eastwood che ne ha tratto un film bellissimo, con Tom Hanks a vestire l’uniforme del protagonista. In questo caso, però, non possiamo dire se sia meglio il libro o il film, perché per capire bene il film dovete assolutamente aver letto il libro.

Chi mi legge da un po’ sa che adoro i libri autobiografici o comunque ispirati a storie vere. Ci permettono di entrare nella vita di qualcuno, senza essere considerati curiosi o impertinenti. E sono un modo per conoscere gli altri e, spesso, anche se stessi.

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Il libro ripercorre, in prima persona, l’infanzia, l’adolescenza e la vita adulta del capitano Sullenberger, da quando mise piede per la prima volta su un biposto all‘ammaraggio del volo 1549 nel fiume Hudson, a poche decine di metri dalla costa di Manhattan.

Un aereo che pochi minuti dopo il decollo si trova già con entrambi i motori in avaria ed è costretto a un atterraggio di emergenza non è una situazione molto comune, per fortuna, anche se è capitato. In realtà, mai a New York. E l’immagine di un Airbus che vola a (troppo) bassa quota era una scena ancora fresca nella mente dei cittadini, perché potessero realmente capacitarsi di quello che stava succedendo.

Non ci fu nessun attacco terroristico, però, tra le cause del disguido: bensì un incontro troppo ravvicinato con uno stormo di anatre (in gergo definito bird strike). Un impatto violento e velocissimo, che mandò fuori uso entrambi i motori. Il capitano e il suo secondo si trovano così ad avere solo pochi minuti di tempo per decidere come intervenire e portare tutti a casa sani e salvi.

È capitato a tutti noi di sentire persone normali coinvolte in fatti straordinari. I gesti eroici vengono descritti come azioni d’impulso, scattate sull’onda del momento… Io credo invece che quegli individui avessero già scelto di essere eroi molto prima, nei loro piccoli gesti, nelle azioni quotidiane. Solo non lo sapevano.

La narrazione di quei 6 minuti avviene a spezzoni, nel libro, intervallata a reminescienze, ricordi di vita passata, aneddoti di famiglia e riflessioni personali del pilota sulle alternative possibili. Nonostante tutto sia andato bene, nessuno dei 155 passeggeri sia rimasto ferito o peggio sia morto nell’incidente, la coscienza di Sully ha continuato a tormentarsi per mesi.

Il 14 gennaio 2009 la mia vita era stata una serie di occasioni per diventare il miglior pilota, leader e compagno di squadra possibile. Ero una persona normale, come tante – un padre, un marito, un pilota dell’US Airways. Il 15 gennaio cambiò tutto, a riprova che nessuno può sapere cosa gli porterà il domani.

Dal libro al film

Ed è proprio su questo aspetto che ha lavorato Clint Eastwood, nella regia del suo film Sully.

sully film

Il cast è sicuramente d’eccezione. Tom Hanks interpreta il capitano Sully, Aaron Eckhart è Jeff Skiles, il secondo pilota, e Laura Linney è Lorraine Sullenberger.

La pellicola è incentrata sull’inchiesta che seguì l’ammaraggio. L’accusa mossa dalla NTSB (agenzia statunitense che indaga su incidenti a treni, navi e aerei) verso il capitano Sullenberger era quella di aver agito con “avventatezza e incompetenza”, senza prendere in considerazione la possibilità di effettuare un atterraggio di emergenza in uno dei 2 aeroporti vicini. Ma come, direte voi, se non è morto nessuno? Beh, qualcuno – anzi qualcosa – ci ha lasciato le ali, ed è stato l’aereo. Migliaia e migliaia di dollari finiti in fondo all’Hudson sono una grande perdita, per un’azienda.

Nonostante le prove tecniche, le ricostruzioni al computer e le simulazioni, non è però stato possibile incolpare un uomo per la decisione presa in un momento di alta tensione. Anzi, il rapporto finale della NTSB dichiara che Sullenberger aveva fatto l’unica cosa che poteva fare, facendola al meglio. Tutto l’iter che porta al riconoscimento dell’innocenza di Sully è davvero ben articolato, nel film.

La spiegazione vera, però, si perde nella pellicola. Solo chi ha letto il libro sa chi è veramente Sully, qual era il suo modus operandi, come si preparava ad ogni volo, come avesse studiato decine e decine di incidenti aerea e fosse – inconsapevolmente – la persona più adatta per affrontare un evento di questo tipo.

Eastwood ripercorre in 96 minuti di girato quei 208 interminabili secondi, riproducendo più volte e da più punti di vista diversi l’ammaraggio. La stessa NTSB, però, ha criticato duramente il film perché l’immagine che ne esce è che Sully è stato un eroe, sì, ma l’agenzia voleva fare di tutto per incolparlo. L’inchiesta, invece, era necessaria e seguiva la normale procedura richiesta dopo ogni incidente. Una mossa ben architettata dal regista, per dare ancora più enfasi a una storia che altrimenti – sapendo già come era andata a finire – non avrebbe suscitato tanto successo? Non lo sapremo mai. Sta di fatto che quei 96 minuti che ho speso per guardare il film sono stati piacevolmente trascorsi, a mio avviso.

Polemiche a parte, una nota di merito va alla spettacolarità delle riprese. Sully è la prima pellicola cinematografica girata interamente in IMAX, un sistema di proiezione che mostra immagini e video a una risoluzione maggiore rispetto al solito. In certi momenti, infatti, sembra proprio che l’aereo ci si schianti addosso.

sully film locandina

Ora, analisi tecniche e stilistiche a parte, c’è una scena in particolare che mi ha colpita. Ed è quando Sully ripercorre tutto l’aereo, oramai per metà quasi sommerso dalle acque gelide dell’Hudson invernale, per assicurarsi che a bordo non ci sia più nessuno. Non è tanto la fotografia a colpire, o la bravura dei costumisti e degli sceneggiatori che hanno ricreato l’ambientazione, quanto il fatto in sé. Il capitano che, prima di abbandonare per ultimo la nave (in questo caso l’aereo), si assicura che tutti siano in salvo.

Ecco, qui il paragone con il “nostro” Schettino lo lascio fare a voi.

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  1. Avatar Alissa

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