La figlia del papa – Dario Fo

È un Dario Fo molto più sobrio, rispetto al grammelot di Mistero Buffo, quello che troviamo nel nuovo libro La figlia del papa. Una lettura molto interessante, non c’è che dire: io non conoscevo perfettamente la storia di Lucrezia Borgia, ma la ricostruzione che ne fa il noto drammaturgo italiano è coinvolgente e storicamente ben inserita. C’è poco da ridere, però. Mi aspettavo, sinceramente, qualcosa di più scanzonato, un po’ come la rivisitazione che Luciano De Crescenzo ha fatto qualche anno fa dell’Odissea. La scelta stilistica, invece, fatta da Dario Fo in questo libro a metà tra romanzo storico e letteratura, fa sì che Lucrezia sia liberata dai soliti cliché che la incastrano nel ruolo di donna incestuosa, e ritrovi dignità e indipendenza. Caratteristiche che, nell’epoca rinascimentale, non erano certo ben viste se associate a una donna.

La ricostruzione della verità è quanto più fedele possibile. Fo gioca con i dialoghi, immaginando/riportando stralci di conversazioni avvenute tra Lucrezia e il padre papa Alessandro VI, attraverso le quali ci spiega quello che stava realmente succedendo a Roma in quegli anni.

«Padre, un amore come quello che tu mi offri non mi interessa – gli contesta – è a mezzo servizio Ti pare un’esistenza degna quella che mi hai imposto di vivere? Mi fai trascorrere tutta l’infanzia convinta che quell’uomo di poco talento che dormiva con mia madre fosse il mio autentico padre. Se non altro dimostrava di volermi bene. Nello stesso tempo tu ti presenti a me e a tutti i miei fratelli come il benefico cardinale, uomo di religione e di grande potenza. E, bello come il sole, all’improvviso ti riveli per quello che sei, prima di tutto non un munifico amico di casa ma l’amante di mia madre da vent’anni, e in questo tempo l’hai ingravidata per quattro volte a tuo piacere. E per finire ti scopriamo essere il cardinale più potente di Roma, prossimo papa, uno sciupafemmine che colleziona avventure amorose a non finire. Tant’è che ti invaghisci di una bellissima mia amica, una ragazzina, e te la confezioni da amante. Per una questione di opportunità la fai maritare col figlio della mia nutrice, un povero tapino senza né arte né parte e mancante pure d’un occhio. Poi viene il mio turno. Decidi con l’aiuto di mio fratello Cesare, tuo degno figlio, che ti posso servire per coinvolgere nel vostro progetto il duca di Milano, che normalmente ti impedisce di muoverti come ti pare. Scegli un suo nipote, anche lui figlio illegittimo, guarda caso del signore di Pesaro, altro Sforza, e me lo acconci per marito, senza neanche chiedermi, dopo avermelo presentato (nota bene, io allora ho tredici anni) se un uomo che ha il doppio della mia età mi possa interessare. Ti sei comportato con più delicatezza quanto nelle scuderie papali mi hai mostrato un puledro di razza e hai aggiunto: “Questo è il meglio tra i cento cavalli del papa. Prima provalo, e poi se non t’aggrada e hai adocchiato un altro che ti dà più piacere cavalcare fai tu, gli infili la cavezza, lo fai strigliare come conviene e te lo porti a casa”. Ma tornando all’altro puledro, il giovane Sforza, anche quello mi inviti a portarlo a casa. Io mi ci adatto, non è l’uomo che sognavo per la mia vita, ma prima di tutto si innamora di me, e poi con lui scopro per la prima volta cosa significhi venir considerata un essere umano e non solo una pedina da giocare sullo scacchiere dei tuoi affari».

Dichiarazioni forti, che ci fanno capire dove stava di casa la ragione e dove l’inganno. Giochi di potere, intrallazzi, “inciuci” per dirlo alla romana, matrimoni combinati e figli illegittimi: sono gli ingredienti che caratterizzato la società maschilista ed elitaria del tempo.

lucrezia borgia ritratto

Il dipinto di Bartolomeo Veneziano, risalente al 1520, che si dice rappresenti il ritratto di Lucrezia Borgia, e che è stato usato come copertina del libro di Fo.

Come dicevo prima, non è un romanzo canzonatorio. Il massimo della satira lo troviamo in passaggi come questo:

Come dice un antico proverbio, le cose sporche è sempre opportuno che rimangano in famiglia. A ciò pensa appunto la ruffiana, che propone come sposo per l’amante del prossimo pontefice addirittura suo figlio, Orsino Orsini. Una soluzione proprio casa e chiesa! Il figlio oltrettutto è orbo di un’occhio, quindi lasciamo correre e chiudiamo anche l’altro!

Ma non ci sono solo spartizioni di terre e ducati e relazioni sessualmente peccaminose, nelle pagine di questo libro. C’è tutta la forza d’animo e lo spirito libero di una donna, Lucrezia appunto, capace di prendere le sue decisioni e di gestire il patrimonio degli Estensi durante le lunghe assenze del marito. Tre matrimoni, un figlio illegittimo, una relazione con Pietro Bembo e una morte precoce, a soli 39 anni. Lucrezia Borgia viene qui riabilitata, come colei che si è opposta ai ricatti del padre e del fratello, che non si è fatta sottomettere dai mariti e si è dedicata, durante la sua breve vita, ai poveri e ai bisognosi. Niente a che vedere con le biografie ottocentesche; il ritratto che ne fa Dario Fo è riveduto e corretto, e riportato su carta anche sotto forma di disegni, ad opera dello stesso scrittore.


la figlia del papaAutore: Dario Fo
Titolo: La figlia del papa
Genere: Letteratura italiana
Data prima pubblicazione: 2014
Casa Editrice: Chiarelettere
190 pagine
Prezzo copertina: 13,90 €
EAN 9788861905719

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La figlia del papa

Sinossi:

Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo… tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Una vita incredibile, da raccontare. Ci hanno provato scrittori, filosofi, storici. Di recente sono state dedicate a Lucrezia serie televisive di successo in Italia e all’estero. Ora, eccezionalmente, il premio Nobel Dario Fo, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Ecco il fascino delle corti rinascimentali con il papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, il diabolico fratello Cesare, e poi i mariti di Lucrezia, cacciati, uccisi, umiliati, e i suoi amanti, primo fra tutti Pietro Bembo, con il quale condivideva l’amore per l’arte e, in particolare, per la poesia e il teatro. Tutti pedine dei giochi del potere, il più spietato. Una vera accademia del nepotismo e dell’osceno, tra festini e orge. Come oggi. Perché il romanzo della famiglia dei Borgia è soprattutto la maschera del nostro tempo che, visto attraverso il filtro di quel periodo, ci appare ancora più desolante e corrotto.

 

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