El Ateneo Grand Splendid

Se inizio a dirlo troppo spesso, poi non sono più credibile. Ma stavolta proprio non posso esimermi: El Ateneo Grand Splendid di Buenos Aires è una delle più belle librerie che io abbia mai visto! Inizialmente era un teatro, poi divenne un cinema – il primo nel quale vennero proiettati film sonori, in Argentina – e dal 2000 è una libreria. La più grande del Sudamerica.

L’edificio, progettato dagli architetti Però e Torres Armengol, su richiesta dell’imprenditore Max Glucksman, venne inaugurato nel 1919 e all’epoca era un teatro, con una platea in grado di ospitare fino a 500 persone, quattro palchi, tre piani, affreschi, luci soffuse, corrimano in ottone, colonne corinzie e tanti colori. Nel 2000 la catena di librerie Yenny-El Ateneo l’ha acquistato, l’ha restaurato – conservandone comunque lo splendore originale – e ha riempito i 2.000 mq con più di 120.000 libri, in diverse lingue.

Situata a Santa Fè, nel quartiere delle Recoleta, la libreria è davvero ben organizzata, come piace a me. Piano terra, primo e secondo piano sono dedicati ai libri, meticolosamente catalogati per genere. Al terzo piano, invece, musica classica e film d’autore. Quarto piano, infine, per esposizioni temporanee.
Al centro della platea c’è una scala che porta all’interrato, dove sono disposti i volumi di letteratura infantile.

Nel palco centrale, infine, è stata allestita una zona ristoro. Dietro il sipario – sempre aperto – trovate dei tavolini e un angolo bar da prima fila.

Un po’ dappertutto, poi, trovate delle comode poltroncine dove fermarmi a leggere qualche libro, senza obbligo di acquisto; una sorta di zona biblioteca. Dai balconcini che si affacciano sulla platea vi sembrerà di stare davvero a teatro, ad ammirare una rappresentazione… di libri.

Pur trovandosi in Argentina, anche a El Ateneo Grand Splendid c’è un po’ di Italia. La meravigliosa cupola, infatti, è stata affrescata dall’artista italo-argentino Nazareno Orlandi con un’immagine allegorica della pace, dipinta nel 1919 per festeggiare la fine della prima guerra mondiale.

Le immagini dicono tutto: io qui potrei viverci!

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