Dentro soffia il vento: 8 motivi in più per leggere il romanzo di Francesca Diotallevi

Il 9 giugno ho presentato l’ultimo libro di Francesca Diotallevi “Dentro soffia il vento” alla libreria Feltrinelli di Verona. È stato un incontro davvero piacevole: non conoscevo questa autrice e adesso mi sento di dire che Francesca è sicuramente una delle promesse della letteratura italiana contemporanea. Vincitrice del premio Neri Pozza – Fondazione Pini – Circolo dei Lettori per la Sezione Giovani, ha dato prova in questo romanzo di possedere “il talento del racconto”. La storia ambientata nel piccolo paesino aostano di Saint Rhemy parla di amore, fede, coraggio e libertà.

Giovanissima, classe 1985, Francesca Diotallevi non è un’esordiente. Dentro soffia il vento, infatti, è il suo terzo romanzo (Le stanze buie e Amedeo je t’aime io li ho già inseriti in wishlist).

All’apparenza un po’ timida, non le piacciono le domande troppo difficili, che la mettono in difficoltà (e chi le ama?) ed è sempre di corsa; ma una volta che si mette comoda sulla poltrona, poi, è un fiume in piena, di parole e sentimenti.

Ci ha raccontato il suo ultimo romanzo, sviscerandone particolari e dettagli che solo l’autore può conoscere, tanto che adesso mi è addirittura venuta voglia di rileggerlo. Voglio regalarvi qualche piccola “confessione”, così da convincervi – se ancora non l’avete fatto – ad acquistare Dentro soffia il vento e a leggerlo tutto d’un fiato.

  • Raphael, Fiamma, Yann. Lui, lei, l’altro. Un sentimento tormentato, un’amore che si svela piano piano, una passione che nulla ha da invidiare a quella tra Heathcliff e Catherine. Io mi sono addirittura commossa, in alcuni passaggi, tanto è stato il grado di immedesimazione con i personaggi.

Le avevo tenuto la mano, fino alla fine, senza rivelarle che io amavo già. Che l’amore mi aveva scelto in una notte di tormenta, mi aveva avvinto senza lasciarmi scampo. E anche se non lo volevo quell’amore, che era sofferenza e solitudine, lo custodivo come mia madre aveva custodito il nome dell’uomo che mi aveva dato la vita, come un segreto da difendere a qualunque costo, da celare nella parte più profonda di me.

  • La scelta di narrare tutto alla prima persona, seppur da 3 punti di vista differenti, è propria dello stile di Francesca. “Ho dei seri problemi con la terza persona. Le mie storie nascono di getto, non preparo un libro a tavolino: inizio a scrivere quando sento l’ispirazione, e l’ispirazione arriva da dentro e parla attraverso di me.”
  • Le atmosfere cupe, i paesaggi tenebrosi, le montagne insidiose sono aspetti tipici di un “realismo magico” al quale Francesca Diotallevi è molto legata. Tra i suoi libri preferiti ci sono alcuni classici della letteratura come Jane Eyre, Cime tempestose e i romanzi di Edgar Allan Poe: opere che l’hanno ispirata e che rivivono anche qui.
  • Dentro soffia il vento è stato scritto in meno di 2 mesi, partendo da una foto della lapide intitolata agli zingari periti sotto la furia della valanga del 1919/1920, arrivata per caso nelle mani di Francesca. Da lì l’autrice ci ha imbastito una storia, arricchendola di personaggi e sentimenti, arrivando a raccontare l’amore passionale, l’amore filiale e fraterno, e affrontando un tema caldo e attuale come quello del “diverso”, del “capro espiatorio”. Una comunità che non accetta l’altro solo perché “diverso da sé”: Fiamma vive nei boschi, isolata dal resto delle persone, e per questo viene additata come selvaggia, addirittura come una strega.

Non lasciare che qualcuno ti dica in cosa credere, ragiona con la tua testa, segui l’istinto. Nessuno dovrà importi chi amare. L’amore non si insegna, è l’unica cosa che non posso spiegarti. Non posso dirti quali battaglie combattere, dovrai capirlo da sola e non sarà facile. L’amore non lo è mai, richiede coraggio e tenacia. Non si sceglie, è sempre lui che sceglie te.

  • Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro è il libro che ha dato il via alla sua carriera di scrittrice. “Mi è piaciuto così tanto che mentre lo leggevo continuavo a ripetermi: Voglio scrivere anch’io un libro così bello!”
  • Fede e religione: due cose molto diverse, forse quasi antitetiche in questo romanzo. Si tratta di un binomio molto forte, che Francesca affronta con sapiente delicatezza, attraverso le figure contrapposte di padre Jacques e don Agape.

“Dio, bambina mia, non è qui. Dio è la montagna che ci tiene al sicuro, pur esponendoci a tanti pericoli. È l’acqua e il cibo che ci permette di vivere, il fuoco che ci riscalda. Dio è la pioggia che bagna i campi e il sole che scioglie la neve. Dio è nei dettagli figlia mia.”

  • Don Agape, il giovane reverendo che arriva da Roma, è il personaggio che più rispecchia l’autrice. La sua incertezza, le 10 valigie di libri che si porta sempre appresso e la voglia di conoscere e credere sono caratteristiche che appartengono a Francesca e che raccontano anche un po’ di lei.
  • Il futuro potrebbe portare un sequel. “C’è una storia molto bella che lega il paese agli anni della Resistenza. Si tratterebbe di fare un salto in avanti di 20 anni: e potrebbero esserci i presupposti per parlare dei discendenti di Fiamma.”

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