[Grandi classici] Canto di Natale – Charles Dickens

canto di nataleAutore: Charles Dickens
Titolo: Canto di Natale
Titolo originale: A Christmas Carol
Genere: Letteratura straniera
Data prima pubblicazione: 1843 (in Italia nel 1888)
Casa Editrice: Marsilio
Collana: Letteratura universale. Elsinore
241 pagine (edizione con testo inglese a fronte)
Prezzo copertina: 15,00 €
EAN 9788831778374

Scontato ma sempre attuale. Il classico del mese di dicembre è Canto di Natale di Charles Dickens. Una favola per tutte le età, e per tutte le stagioni. Perché, in fin dei conti, non dobbiamo essere buoni solo a Natale.

L’edizione Marsilio con testo a fronte che vi propongo qui a lato è la stessa che ho a casa, regalatami dalla mamma molti anni fa proprio per Natale.

Scritto nel 1843, questo romanzo breve è la storia natalizia per eccellenza. Un vecchio e avaro signore inglese, Ebenezer Scrooge, allergico ai festeggiamenti e tirchio anche nei sorrisi, viene accompagnato da tre spiriti molto particolari in un viaggio tra passato, presente e futuro.

La notte della vigilia lo spettro del suo defunto collega Marley viene a fargli visita – in sogno? – per ammonirlo sulle conseguenze delle sue azioni e per metterlo in guardia da comportamenti di cui potrebbe poi pentirsi. Egli preannuncia la visita di altri 3 spiriti che lo accompagneranno tra i Natali passati, in quello presente e in quelli futuri. Un po’ incredulo, Scrooge accetta l’avvertimento ma non sa ancora cosa lo aspetta.

Quello che si trova a compiere è un viaggio tra la povertà, l’analfabetismo e lo sfruttamento minorile – temi da sempre cari a Dickens – una commovente panoramica della società dell’epoca, colpita dalla Poor Law (Legge contro la povertà), che doveva favorire i meno abbienti e invece li ha colpiti ancora più duramente.

Una critica, quella di Dickens, molto velata, nascosta sotto le mentite spoglie di un racconto fantastico, che ci porta diritti nel cuore dello spirito natalizio. La ferma volontà del nipote Fred, che si ripromette di invitare ogni anno lo zio a festeggiare con la sua famiglia nonostante egli sia contro il Natale, è sinonimo di quella temerarietà che spesso paga. «[…] ho sempre pensato al Natale come a un tempo buono; un tempo gentile, clemente, caritatevole, giocondo: l’unico tempo che io conosca, nel lungo calendario dell’anno, in cui sembra che uomini e donne unanimemente aprano in libertà i loro cuori serrati, e guardino ai più poveri di loro come se davvero fossero compagni nel cammino che porta alla tomba, e non creature di un’altra razza destinate ad altri viaggi. E pertanto, zio, sebbene il Natale non mi abbia mai messo in tasca una briciola d’oro o d’argento, sono persuaso che di bene me ne ha fatto e me ne farà; e perciò, che Dio lo benedica!».

canto di natale disney

Chi meglio di zio Paperone poteva impersonificare l’avaro Scrooge? Il mio ricordo più bello legato a questo racconto è proprio la trasposizione cinematografica della Disney.

Spaventato dalla triste fine preannunciatagli dallo spirito, angosciato dall’opinione che hanno di lui parenti, colleghi e conoscenti e motivato a far del bene, Scrooge si redime e si converte, abbandonando la sua sete di potere e denaro e la sua avarizia, in cambio di un po’ di felicità.

Il ricordo che ognuno di noi associa al Natale è legato a quello che abbiamo vissuto nel nostro passato. Fare l’albero e il presepe assieme ai genitori e ai fratelli/sorelle, vedere il paese che ogni sera si accende di luci e colori, passeggiare per strada e vedere la gente che corre a comperare regali, nonostante il freddo, la crisi, le difficoltà e i pensieri, attendere la mattina del 25 dicembre per correre in salotto ad aprire i pacchetti… Natale è solo questo, ma questo qualcosa è davvero tanto. Perché per un momento la felicità, che tu lo voglia o no, prende il sopravvento. Potete credere alla tradizione di Babbo Natale che parte con le sue renne dal Polo Nord per consegnare i doni giù per i camini, o potete viverlo più spiritualmente, come l’avvento di Gesù nel mondo. Potete trovarlo solo una festa consumistica, per vendere oggetti inutili e riempire la pancia di dolci. Ma quello che non potete negare è che è davvero magico!

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