#BookLoverClubVR – primo appuntamento con “La ragazza con la Leica”

“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek è stata una lettura impegnativa… ma ce l’abbiamo fatta! Ecco com’è andata la prima serata del Book Lover Club Verona edizione 2018/2019.

Le partecipanti erano state avvertite: bisognava presentarsi all’incontro del Book Lover con i “compiti” fatti! Ovvero: provare a raccontare una cosa che era piaciuta e una che non era piaciuta, del libro.

Ho pensato a questa doppia domanda, perché la critica (quella vera, fatta di persone comuni, non studiosi o sapienti letterati) si era divisa a riguardo. C’era chi il romanzo l’aveva adorato (e divorato) e chi l’aveva abbandonato dopo poche pagine, avvalendosi di uno dei fondamentali diritti del lettore teorizzati da Pennac.

Per rompere il ghiaccio sono partita io. Anche perché avevo un bel peso da togliermi dallo stomaco. La cosa che più mi era piaciuta di più di questo libro era anche quella che più mi aveva infastidita, perché aveva dannatamente rallentato la lettura: e cioè lo stile narrativo.

Se da una parte ho apprezzato davvero moltissimo la volontà dell’autrice di non cadere nel banale facendo un trattato storico su Gerda Taro (per quello c’è già la ricchissima biografia scritta da Irme Schaber, aihmé fuori catalogo), ma di lasciare che a raccontarla fossero i ricordi delle persone che più le sono state vicine, dall’altra non ho proprio sopportato tutti quei salti temporali, che ogni tre pagine mi destabilizzavano facendomi sentire smarrita. (“Io mi sono dovuta sedere lì e fare l’analisi logica di alcune frasi, per venirne fuori” ha detto una delle amiche del #bookloverclubvr).

Il romanzo è ambientato in un periodo storico che (mea culpa) non conosco così approfonditamente. Certo, non ha le pretese di essere un saggio sulla Guerra Civile Spagnola, stiamo parlando di un romanzo di narrativa. Però anche capire il contesto, le situazioni, le storie che vi fanno da corollario non sarebbe stato male. Invece Janeczek dà molte cose per scontate, soprattutto le lingue natie.
Il libro è costellato qua e là di frasi, parole o espressioni in tedesco, ebraico o altre lingue straniere (si salva solo l’inglese, che un po’ lo mastico) senza traduzione. Il brutto è che su quei pezzi di frase si giocano poi interi dialoghi o riflessioni… e io che non li capisco, mi perdo dei pezzi.

Ovviamente si tratta di “mancanze” a cui posso sempre rimediare, facendo un corso accelerato di tedesco/polacco e andando a ripetizioni di storia moderna. Ma avrei voluto trovare tutte queste cose già nel libro, sempre per il discorso che noi lettori a volte siamo un po’ pigri (mica leggiamo mentre corriamo, ma stiamo svaccatamente distesi sul divano o a letto) e di andarci a documentare non sempre abbiamo (il tempo e) la voglia.

Maria, una delle partecipanti del Book Club, invece c’è riuscita. E infatti il libro l’ha apprezzato molto. L’ha divorato in un weekend, andando a documentarsi in rete sugli eventi e i passaggi che le sembravano poco chiari, approfondendo così la lettura (alle spalle ha comunque un background di lettrice appassionata, che l’hai aiutata un po’).

Detto ciò, le cose che mi sono piaciute sono molte, rispetto a quelle che mi sono dispiaciute. Purtroppo, però, la somma finale non dà sempre un risultato positivo.

a:
• narrazione da diversi punti di vista
• alternarsi di visione intima (i ricordi degli amici e degli amanti) e visione  documentaristica
• imparzialità dal punto di vista politico
• grande documentazione storica 
• inserimento di alcune delle fotografie di Gerda Taro e loro analisi
• prologo ed epilogo, che fanno da cornice a tutto il romanzo e tirano le fila della storia (sono parti fondamentali, scritte con grande maestria)

NO a:
• mancate traduzioni di intere espressioni e pezzi di dialogo
• continui, continui, continui salti temporali
• utilizzo di diversi nomi e nomignoli per gli stessi personaggi: a un certo punto non si capisce più chi è chi

I capitoli in cui parlano gli uomini (Willy il Bassotto e Georg) sono più ostici rispetto a quello in cui a raccontare Gerda è Ruth. L’amica, forse proprio perché donna, riesce a dare un giudizio più diretto e a delineare meglio la personalità della fotoreporter. Mentre per i due amici/amanti lei rimane sempre un desiderio del cuore e, per questo, viene idolatrata quasi come una dea.

Si vede, comunque, che sul libro l’autrice ha lavorato davvero molto. Secondo alcune delle Book Lovers è stato proprio un esercizio di stile, il suo, ad uso e consumo di lettori forti e preparati.
Mi sento di dire, in sostanza, che questo libro non è per tutti. Ammetto che, se non fossi stata la curatrice del Book Lover Club Verona ma una semplice partecipante, non credo l’avrei terminato.

Ma oramai quel che è fatto è fatto. Ora si volta pagina, nel vero senso della parola, e si parte con un nuovo libro. Questa volta ho voluto andare sul sicuro, scegliendo un testo che avevo già letto: “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino, fresca vincitrice del Premio Campiello 2018.

Per darti una breve intro di quello che ti aspetta, puoi leggere la mia recensione qui. Poi ci vediamo martedì 30 ottobre 2018 alle ore 19.00 all’Officina 18, a Verona.

2 Comments

  1. Napo

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