Biblioteca Apostolica Vaticana

Dallla Public Library di New York che abbiamo visitato la settimana scorsa ci spostiamo oggi a Roma, alla Biblioteca Apostolica Vaticana, un patrimonio storico, letterario e religioso inestimabile, una delle raccolte più importanti al mondo per quanto riguarda i testi antichi e rari.

Tutto ebbe inizio nel IV secolo con lo Scrinium, la prima biblioteca/archivio della Chiesa Latina. Parzialmente distrutti e andati perduti con i continui spostamenti della sede papale, i libri verreno poi conservati in una sala del pianterreno in Vaticano da papa Niccolò V (all’anagrafe Tomaso Parentucelli), bibliofilo e letterato, a cui si deve l’idea moderna di biblioteca. Fu lui, nel 1451, a mettere in libera consultazione testi e codici. Alla sua morte il patrimonio librario era di 1.200 titoli.

L’istituzione ufficiale è contenuta nella bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475, firmata da papa Sisto IV. All’epoca i libri erano suddivisi in 4 sale: Bibliotheca Greca, Bibliotheca Latina, Bibliotheca Pontificia (archivio) e Bibliotheca Secreta (contenente i testi che non potevano essere dati in prestito né in consultazione).

L’edificio in cui attualmente è ospitata la biblioteca, invece, fu costruito tra il 1587 e il 1589 dall’architetto Domenico Fontana, per far spazio al sempre crescente numero di volumi che si stavano raccogliendo sugli scaffali. Qui troviamo il Salone Sistino, completamente affrescato, lungo 70 metri e largo 15. In tutto l’edificio sono “ospitati”:

  • 180.000 volumi manoscritti e d’archivio
  • 1.600.000 libri stampati
  • 8.600 incunaboli
  • 300.000 monete e medaglie
  • 150.000 tra stampe, disegni e matrici
  • 150.000 fotografie

Tra i servizi offerti dalla Vatican Library ci sono il laboratorio di restauro incunaboli, la scuola vaticana di biblioteconomia e una casa editrice interna.

Se volete scoprire maggiori dettagli sulla storia e il patrimonio conservato nella struttura vi invito a visitare il sito www.vatlib.it.

Sarebbe bello poterla visitare, anche solo per ammirare quegli scaffali. Peccato, però, che l’accesso non sia pubblico. Sono ammessi solamente ricercatori e studiosi qualificati, laureati che stanno preparando la tesi per il dottorato, docenti e ricercatori universitari e, in via del tutto eccezionale, laureandi che debbano consultare particolari opere qui conservate.

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