Animali parlanti: 3 libri per vivere la vita come cani e gatti

Non sempre l’espressione “fare una vita da cani” ha un risvolto negativo, così come non è altrettanto scontato che i gatti se la vivano sempre da pascià. Eccoli prendere la parola e raccontarci, dal loro punto di vista, il rapporto con l’uomo e con il mondo. Tre libri bellissimi per veri amanti degli animali e per chiunque abbia voglia di farsi trasportare dai buoni sentimenti.

Woody di Federico Baccomo l’ho ricevuto in omaggio dalla casa editrice Giunti senza sapere esattamente di cosa trattava. L’ho letto con curiosità dopo aver sfogliato distrattamente la sinossi e me ne sono innamorata. Un po’ per come è scritto (un linguaggio tutto suo, che ricrea il presunto modo di parlare di un cane), un po’ per quello che racconta – la violenza sulle donne e la violenza sugli animali, due cose che mi mandano in bestia. Per maggiori dettagli c’è la recensione, comunque.

Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells, invece, è un vero caso editoriale. «Una storia che ha scaldato il cuore dei lettori. Un debutto sorprendente per mesi in vetta alle classifiche» recita The Bookseller. E in effetti il micio protagonista, Alfie, ha proprio un dono speciale: riesce – suo malgrado – a trovare le persone in difficoltà e ad aiutarle, “ad aggiustare quello che il destino a volte ha rotto”. Trovatosi d’improvviso solo e sperduto nelle vie di Londra, dopo una breve esperienza da gatto randagio decide di diventare un gatto dei portoni, e per non rischiare di rimanere di nuovo solo si affezionerà a più famiglie, che non potranno più fare a meno di lui. Claire, appena uscita da un matrimonio finito male, Jonathan, troppo concentrato su se stesso, Polly, incapace di chiedere aiuto, e i piccoli della famiglia polacca che abitano nel quartiere si troveranno inaspettatamente “tra i piedi” questo dolce gattino tutto fusa e sorrisi, che in cambio di un po’ di sardine e qualche coccola si prenderà cura di loro. Consigliato alle “gattare” e a chi è in cerca di un po’ di affetto.

Infine c’è Sepulveda che, dopo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegno a volareStoria di un gatto e del topo che diventò suo amico, di recente ha deciso di scrivere di un cane, ma non un cane qualsiasi. Aufman (che in mapudungun significa “fedele e leale”) è il protagonista di Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà, un pichitrewa di pastore tedesco cresciuto in una famiglia di mapuche, Gente della Terra. È proprio lui a raccontare dei wingka “che gli portarono via tutto ciò che aveva” e che lo costrinsero all’inseguimento dell’indios, di questi uomini spesso ubriachi che lo maltrattavano e che non avevano rispetto né della natura né delle altre creature viventi. Il cucciolo oramai cresciuto dimostrerà, però, che il nome datogli da Wenchulaf non è stato scelto a caso, che l’amicizia e l’affetto non vanno mai traditi e che Ngunemapu ha sempre un destino scritto per ognuno di noi. (La breve recensione è volutamente scritta con i termini in mapudungun che l’autore utilizza nel libro, perché la storia va raccontata come avveniva in Cile durante gli ayekantun tradizionali).

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