Al liceo non andavo proprio pazza per la fisica, cioè mi piaceva per carità (merito anche del mio professore, che prima di essere un fisico era un appassionato di musica) ma non eccellevo. Mi portavo a casa il mio 7 e tutti erano contenti. Se solo Rovelli avesse pubblicato prima questo libro… Qualcosa in più sicuramente ne avrei capito. Sette brevi lezioni di fisica è un libercolo di poche pagine, che contiene gli articoli (qui un po’ più arricchiti) che l’autore ha pubblicato negli ultimi mesi sul supplemento Domenica de ilSole24Ore. Non temete, niente di impossibile da capire.

Queste lezioni sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco. Insieme, compongono una rapida carrellata su alcuni degli aspetti più rilevanti e affascinanti della grande rivoluzione che è avvenuta nella fisica del ventesimo secolo, soprattutto sulle questioni e i misteri che questa rivoluzione ha aperto. Perché la scienza ci mostra come meglio comprendere il mondo, ma ci indica anche quanto questo sia ciò che ancora non sappiamo.

Cosa sappiamo della materia? ci chiede Rovelli. Essa altro non è che

Una manciata di tipi di particelle elementari, che vibrano e fluttuano in continuazione fra l’esistere il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra non ci sia nulla, si combinano insieme all’infinito come le 20 lettere di un alfabeto cosmico per raccontare l’immensa storia delle galassie, delle stelle innumerevoli, dei raggi cosmici, della luce del sole, delle montagne, dei boschi, dei campi di grano, dei sorrisi dei ragazzi alle feste, e del cielo nero e stellato la notte.

Riflessioni importanti e profonde, che ci portano a ragionare sulla scienza, che

prima di essere esperimenti, misure, matematica, deduzioni rigorose, è soprattutto visioni. La scienza è attività innanzitutto visionaria.

Dalla relatività generale di Albert Einstein alla meccanica quantistica, dal cosmo alle particelle elementari, dalla gravità ai buchi neri, viviamo in un mondo di avvenimenti e non di cose. La settima lezione, quella più importante, che chiude il libro, è dedicata a noi, che

nel mare immenso di galassie e di stelle, siamo un infinitesimo angolo sperduto; fra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, noi non siamo che un ghirigoro fra tanti.