Inizia con la colpa. Poi, nelle restanti pagine, attraverso gli occhi di un sedicenne oramai diventato un adulto, vengono sviscerati i perché. Si potrebbe quasi parlare di thriller al contrario, per questo bellissimo romanzo di Elena Varvello. Quel che è certo è che “La vita felice” è un libro davvero superbo.

Nell’agosto del 1978, l’estate in cui incontrai Anna Trabuio, mio padre portò nei boschi una ragazza.

Con questo incipit intrigante, paff! l’autrice ci incolla alle pagine. Il colpevole è già smascherato nella prima riga. Ora tocca continuare a leggere per scoprire qual è il movente.

A narrare le tristi vicende di quell’estate del ’78 è Elia Furenti, a tratti giovane a tratti adulto, che alterna a riflessioni post-traumatiche lunghi flashback dove i ricordi si fanno torbidi ma mai confusi.

Avevo sedici anni.
Se n’era andato già da tempo, ormai, ma fu soltanto allora – neppure un anno dal suo licenziamento e dopo la scomparsa del bambino – che tutto si spezzò.

Una famiglia all’apparenza normale, che in realtà nasconde molti segreti.

Venni a saperlo mesi dopo. Durante quell’estate ciascuno di noi tre tenne per sé qualcosa, i suoi segreti – ciò che mi aveva detto Anna. Mia madre sperava che bastasse e si tappò la bocca, fin quando fu possibile. Non posso fargliene una colpa,

Ma si sa, tutto prima o poi viene a galla. E il male, quando emerge, può diventare un vero incubo.

-A un certo punto sono più le cose che non sai di quelle che credevi di sapere. Alla fine ti accorgi che non sai proprio niente.

E quante cose non sai, a sedici anni?

 

Non ne sapevo niente, allora, dei modi in cui l’amore può manifestarsi, né della forza con cui può spingerci in un angolo e toglierci il respiro.

Noi donne sappiamo come siamo fatte o come vorremmo essere, quindi ci viene facile scrivere di personaggi femminili. Ma com’è, per una scrittrice, parlare dal punto di vista di un uomo? Affrontare temi come l’affetto filiare, l’amore, la passione? Non so spiegarvelo, ma so che Elena Varvello ci riesce benissimo.

Sa come insinuarsi nella mente di un sedicenne, come alienarsi nella mente di un disoccupato che con il lavoro sembra aver perso anche il senno, come mascherare la debolezza dietro un pugno in pieno viso, come nascondere la paura dietro una sigaretta e come seppellire il senso di colpa tra gli alberi di un bosco.

-Se tieni per te le cose, non sembrano più così vere.

Non c’è nessuno, neanche tra i nostri parenti più stretti, che non nasconda un segreto. E addirittura ci sono sfaccettature e aspetti della personalità umana che d’un tratto, all’improvviso, possono rivelarsi irriconoscibili.

– Non devi preoccuparti, Elia. C’è sempre una ragione. È che la vita è complicata, tutto qui. E poi puoi sempre scegliere, comunque.
– Cosa?
– Guardare avanti o indietro.

E come si fa a scegliere di andare avanti, quando tutto quello che abbiamo dietro le spalle sembra essere imploso su se stesso? Non si sceglie, si fa.

La vita felice. La vita che ci resta, è solo questo, e che non va sprecata.

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