Quando ti imbatti in persone speciali, come Novita Amadei, e in libri che ti fanno palpitare il cuore, come il suo “Finché notte non sia più”, ti rendi conto che il mondo non è poi così male!

Novita l’ho conosciuta grazie agli incontri con l’autore che la libreria Feltrinelli di Verona mi invita a moderare, ogni tanto. Non avevo letto il suo primo romanzo “Dentro c’è una strada per Parigi” e mi rendo conto che è una grave mancanza.

Se – come immagino – c’è anche solo un briciolo della maestria narrativa che ho trovato in “Finché notte non sia più”, è un libro che mi sento sicuramente di consigliarvi a occhi chiusi.

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Ma veniamo al suo ultimo capolavoro letterario. Quella che viene raccontata in queste pagine è la storia di 2 anime che si sfiorano e si riconoscono, unite da un filo sottile ma estremamente resistente che si chiama “destino”.

Caterina e Delio, o Caterina e Daniele (l’accoppiata vincente la lascio scegliere a voi) si trovano a percorrere la stessa strada, ma ancora non lo sanno.

I temi affrontati nel romanzo sono dei classici, per chi mastica letteratura a colazione, pranzo e cena: lontananza = assenza, vecchiaia = solitudine.

E a fare da cornice a tutto questo l’amore: niente di più facile, per condire un libro così intimo ed elegante da sembrare quasi autobiografico. In realtà, come ha svelato la stessa autrice durante il nostro incontro in libreria, non parla di lei ma delle persone che ha incontrato nel suo cammino. Ogni scena, ogni attimo, le lascia qualcosa che lei metabolizza su carta.

Lo fa in punta di piedi, senza mai esagerare, scegliendo i termini come un pittore sceglie i colori per la sua tela. Ed è questo che più ho amato nel suo libro: le parole non sono mai buttate lì a caso, ma selezionate con un’attenzione quasi maniacale.

La felicità basta a se stessa, si diceva invece Caterina chiudendo il salone, la felicità è scandalosa, arrogante, naive, immorale. La felicità è un privilegio. Mentre guidava tornando a casa, dopo la telefonata di rito con Liliana, pensava ai racconti che avrebbe restituito a Delio, e avrebbe dato l’anima perché, ad aspettarla, ci fosse anche Daniele. Esagerata, la definiva quella felicità, spudorata, gialla, affrettata, indescrivibile, sconosciuta.

Caterina ha studiato per diventare infermiera, ha lasciato l’Italia per seguire il suo sogno, disattendendo a cià che sua madre aveva in mente per lei, una carriera da parrucchiera nel salone di famiglia. E alla periferia di Parigi si trova catapultata in una vita che non è come se l’era immaginata. Conosce Delio, un anziano che non vuole ammettere di aver bisogno di aiuto, e grazie a lui si tuffa in un’avventura on the road, con un salone itinerante. Niente di più lontano da ciò che aveva pensato per il suo futuro, niente di più vicino da ciò che la madre aveva sempre sperato per lei.

Quanto abbiamo ancora da imparare sul rapporto genitori/figli? Tanto, e questo libro ne è la prova.

Dietro tutto, però, c’è una morale, un messaggio, come nelle migliori favole. C’è un invito alla vita, a prendere coraggio e ad affrontare il destino per quello che ci riserva, “Finché notte non sia più”.

 

Photo © Nicoletta Ferrari