È una bugia ma ti amo è un libro di una cara amica, Erika Favaro. Ed è un libro che vi consiglio di leggere non per fare un piacere a lei, ma per farne uno (molto grande) a voi.
L’amore, quando arriva, travolge, annulla, pretende. E Wendy – o Erika? – ce lo racconta benissimo.

La recensione la facciamo a 4 mani (e 4 occhi) io e l’autrice, in una bellissima e intimissima intervista. Proprio come ai vecchi tempi ;)

  • Dopo E se poi m’innamoro, pazienza c’è di nuovo Venezia, nelle tue storie. Una cornice perfetta per l’amore o solo una bella città di cui scrivere? Come mai hai scelto di ambientare ancora qui il tuo nuovo romanzo?

La verità, giuro, per quanto banale, è che mi piace scrivere di quello che so. Ovviamente l’immaginazione è importante ma non sono nel fantasy. Ambiento nei posti che vedo e conosco. A volte sono fortunata, molto, o forse osservo più di altri. Ho sbirciato un sacco di baci veri nelle calli, così poi li ho raccontati. Altre volte, invece, mi trovo in questa meraviglia che è la mia città e non regalarle un pezzo di storia mia, seppur inventata, mi pare brutto.

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  • Wendy, la protagonista, nasconde la sua fragilità emotiva sotto una corazza dura (e un bel corpo). C’è qualcosa di te, dietro i suoi comportamenti? In generale, quanto metti di Erika nei tuoi personaggi?

Erika c’è anche quando non c’è. In questo caso, io ci sono sempre, anche se non ci sono mai. Io sono l’amica che ti dice che i capelli ti stanno malissimo e che il tuo ragazzo ti ha fatto un regalo da dimenticare. In questo libro, Erika, io, sono presente per opposto.

  • La storia di Marino fa da cornice a tutto il romanzo, è il cardine attorno a cui ruotano molte cose. È una parte autobiografica?

Sì. Marino è il fratello della mamma. Tutto quello che ho scritto di lui è vero. Spesso penso che forse, se lui non mi avesse scritto tutti quei biglietti e i diari, io non avrei mai iniziato a scrivere. Ho molto altro da dire su Marino ma ancora non riesco, deglutisco e basta.

  • In generale, in questo tuo ultimo libro, c’è qualche rimando a episodi della tua vita reale o si tratta solo di finzione letteraria?

Mi sono accadute molte cose tra il quando ho iniziato e il quando ho concluso, troppe. C’è una parte del romanzo in cui Wendy cambia, non è più se stessa, ecco, questo è un mio episodio. Mi è successo di guardarmi allo specchio e pensare a chi fossi. Ne parlavo con una amica, quando mi viene l’idea per un romanzo preparo la sinossi (molto, molto sintetica) e vado a braccio, ma seguendo la grande traccia. Con Wendy, a una certa, ho perso la traccia, avevo perso anche una parte di me però.

  • Cosa ti ha ispirato per scrivere questa storia?

Vuoi la verità?
Un giorno, ero molto triste, camminavo per Venezia. Ero sola e mi sono persa. Capita anche ai veneziani di perdersi, soprattutto se non hai meta. Sono passata davanti a una vetrina, qualcosa mi ha catturata ma non lo sapevo, sono tornata indietro a controllare. Dietro al vetro ho incrociato due occhi bellissimi. Non vedo quei meravigliosi occhi del colore delle nocciole da molto tempo, e credo non li vedrò più. In quel momento, prima che sapessi chi fosse lui, ho inventato Libero. Magari, forse, chissà, racconterò anche la storia della vetrina, quella vera. Per ora lo ringrazio per aver fatto innamorare la Wendy che lo sbirciava da distante.

  • Sai raccontare l’amore con una freschezza e una spensieratezza uniche, sembra sempre di leggere il diario di un’amica e per questo staccare gli occhi dal libro, prima di essere arrivati alla fine, è quasi impossibile. Qual è il tuo segreto?

Credo sia perché non ho segreti. Non riesco a fingere, non posso mentire, le mie emozioni attraversano il mio viso. Esprimo sempre. Penso sia per questo. Lo faccio fare anche alle mie protagoniste perché non riesco a inventare qualcosa di diverso. A volte vorrei scrivere di donne ENORMI, eroine tipo Jo March, lei non ne ha mai sbagliata una. Credo molto nella redenzione e nell’onestà, negli errori e nel giusto. Nessuno di noi è tutto pulito o tutto sporco. Mi sono innamorata di Heatcliff che avevo sedici anni, di Hannibal Lecter a quattordici, la mia storia d’amore preferita è Dracula. Non sono sicura ma, credo piaccia l’essere onesti, e sinceri lo si può essere solo in un diario segreto, senza paura del giudizio. Credo piaccia questo, che le mie protagoniste te lo dicono quando si sentono così fragili da lacerarsi o quando combinano qualcosa (in amore ma anche in varie) di estremamente sbagliato.